Maxi frode fiscale, arrestato il titolare di Aumai shopping

Un intricato sistema di società fantasma ha permesso l'evasione di 6 milioni di euro in tasse

Nella vasta rete del commercio italiano, una nuova frode fiscale ha colpito le cronache. La Guardia di Finanza ha scoperto e smantellato un complesso sistema di frode nel settore dell’abbigliamento, protagonista il titolare della catena di negozi Aumai shopping.

Chen Wen Xu, imprenditore 50enne di origine cinese e residente da oltre venti anni a Brescia, è stato arrestato a seguito di un’indagine accurata che ha portato alla luce un giro di fatture false per operazioni inesistenti, utilizzato per evadere imposte per un totale di 6 milioni di euro in soli due anni.

Il sistema fraudolento era basato su una rete di venti imprese “cartiere” dislocate su tutto il territorio nazionale, gestite da cittadini cinesi incensurati. Queste società, pur apparendo legali e operative, erano di fatto prive di qualsiasi struttura aziendale reale—senza unità produttive, magazzini, uffici, né lavoratori dipendenti. L’operazione delle Fiamme Gialle, condotta con perquisizioni e analisi contabili e informatiche, ha rivelato come queste imprese “filtro” abbiano funzionato principalmente per mascherare operazioni fittizie, permettendo ad Aumai shopping di sottrarsi al fisco.

Il provvedimento cautelare ha coinvolto, oltre a Chen Wen Xu, anche una manager di origine cinese ai domiciliari e due collaboratori, anch’essi cinesi, ai quali è stato interdetto l’esercizio di attività imprenditoriali. Un ulteriore indagato è stato sottoposto a divieto di espatrio.

Contemporaneamente, le autorità hanno eseguito perquisizioni e un provvedimento di sequestro preventivo, con il supporto di unità cinofile specializzate nella ricerca di denaro contante. I beni sequestrati ammontano a oltre 6 milioni di euro, valore equivalente ai profitti illeciti stimati.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Monza e condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Monza, mette in luce una pratica di evasione fiscale strutturata e sofisticata, che ha coinvolto un fatturato annuo di circa 60 milioni di euro da parte delle 14 imprese legate alla catena Aumai, le quali hanno utilizzato fatture per operazioni inesistenti per oltre 20 milioni di euro.

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