La richiesta di denaro
A questo punto, la donna reclamava una sorta di compenso: “Ho perso un’ora di lavoro, mi devi pagare comunque. Sono cento euro”. Nel frattempo, l’uomo fotografava la targa del cliente con il cellulare, aggiungendo una minaccia velata: “Se non ci paghi ora, sappiamo chi sei e andiamo a spifferare tutto a tua moglie”. Questo modus operandi, secondo quanto emerso ieri in tribunale a Mantova, ha portato un 50enne di Asola e una 50enne di Guidizzolo a rispondere di estorsione e violenza privata.
Le testimonianze in tribunale
I fatti risalgono all’estate del 2018. Alcuni clienti, quando andava bene, se la cavavano con il pagamento dei 100 euro richiesti. In altri casi, invece, le richieste di denaro continuavano nei giorni successivi. Durante l’udienza del 17 luglio, sono stati ascoltati i primi due clienti come parti offese: un mantovano e un bresciano.
I primi due clienti
Il camionista mantovano è stato il più vessato: dopo aver pagato 50 euro, è stato contattato più volte con ulteriori richieste di denaro, arrivando a sborsare un totale di 450 euro per evitare problemi familiari. Al processo, si è presentato con la moglie. Il secondo testimone, un bresciano, ha pagato i 100 euro richiesti dopo aver rinunciato all’incontro e non è più stato contattato. Ha dichiarato di aver risposto all’annuncio per ricevere dei massaggi per il mal di schiena e di non essersi fidato quando ha visto la presenza dell’uomo all’appuntamento.
Il processo continua
Il processo è stato rinviato al 7 marzo per ascoltare le testimonianze di altri dodici clienti. L’indagine condotta dai carabinieri ha finora identificato quattordici vittime tra bresciani, mantovani e veronesi, tutte ingannate con lo stesso stratagemma.