Mafie in Italia: 40 miliardi di euro l’anno, Brescia tra le province più a rischio

Con un giro d'affari da 40 miliardi di euro, le mafie pesano come due punti di Pil. Brescia è tra le prime cinque province italiane per aziende a rischio infiltrazione.

Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, il giro d’affari annuale delle mafie italiane ammonta a circa 40 miliardi di euro, una cifra che posizionerebbe l’industria criminale al quarto posto per fatturato a livello nazionale , dopo Eni, Enel e il Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Questa stima mette in evidenza l’estensione del fenomeno mafioso, che coinvolge almeno 150mila imprese italiane , con una forte concentrazione nelle grandi aree metropolitane e un’incidenza rilevante anche in provincia di Brescia.

Brescia tra le prime cinque province più colpite

Secondo lo studio, Brescia si posiziona al quinto posto nella classifica delle province italiane più a rischio per infiltrazioni mafiose, con 4.043 imprese potenzialmente collegate alla criminalità organizzata . Tra le città più colpite figurano Napoli (18.500 imprese a rischio), Roma (16.700) e Milano (15.650), seguite da Caserta (5.873) e Brescia. Nel complesso, queste realtà rappresentano il 34% delle imprese sospette in Italia.

Le attività mafiose nel bresciano riguardano settori come l’edilizia, il commercio ei servizi, dove le estorsioni rimangono uno dei reati più diffusi . Negli ultimi dieci anni, il numero di denunce per estorsione nella provincia è raddoppiato, passando da 101 nel 2013 a 202 nel 2023.

Un fenomeno che cambia volto

Le mafie italiane operano in numerosi ambiti illegali , dal narcotraffico al traffico d’armi, passando per lo smaltimento illecito di rifiuti, le scommesse clandestine, l’usura e la contraffazione. Tuttavia, le modalità di estorsione stanno evolvendo, soprattutto nelle regioni del Nord Italia. Come evidenziato dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA), le minacce esplicite e la violenza vengono spesso sostituite da metodi meno evidenti , come la richiesta di collaborazione o la proposta di accordi che sembrano vantaggiosi per entrambe le parti.

Tra le tecniche più utilizzate ci sono l’imposizione di forniture o servizi e la simulazione di fatturazioni per operazioni inesistenti, in cui le vittime sono costrette a pagare in contanti anche l’importo dell’IVA. Questo sistema consente ai criminali di occultare la natura estorsiva delle richieste, mantenendo al contempo un’apparente legalità.

Un rischio sistemico per l’economia

Le infiltrazioni mafiose non solo impoveriscono il tessuto economico locale, ma distorcono la concorrenza e frenano lo sviluppo. La presenza di imprese controllate dalla criminalità influisce negativamente sulla trasparenza del mercato e sulla sicurezza economica, penalizzando soprattutto gli imprenditori che sostengono in modo onesto.

Secondo la Cgia, i dati della Banca d’Italia e della Direzione Nazionale Antimafia hanno consentito di mappare in modo più preciso il fenomeno, mettendo in luce come la criminalità organizzata si sta radicando anche in aree del Nord, tradizionalmente considerate meno esposte.

Boom di denunce per estorsioni in Italia

A livello nazionale, le denunce per estorsione sono aumentate del 66% negli ultimi dieci anni , mentre il totale dei reati denunciati è diminuito del 19%. Questo dato segnala un’intensificazione delle attività criminali legate al racket , ma anche una maggiore fiducia nelle autorità da parte delle vittime, che scelgono di denunciare. Tuttavia, il fenomeno resta preoccupante, soprattutto in aree come il Bresciano, dove la crescita delle segnalazioni è stata significativa.

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