Brescia, proselitismo jihadista online: una condanna e un’assoluzione per due giovani

Processo con rito abbreviato per due ragazzi arrestati a dicembre: il giudice riduce le pene rispetto alle richieste dell'accusa

Si è concluso con una condanna e un’assoluzione il processo a carico di due giovani di origine pakistana, rispettivamente di 20 e 22 anni, accusati di aver diffuso contenuti jihadisti online con finalità di proselitismo. I fatti risalgono al dicembre dello scorso anno, quando i due vennero arrestati in via Milano a Brescia, al termine di un’operazione antiterrorismo condotta dalla Digos di Brescia e dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, a seguito di un’attenta attività di monitoraggio del web e analisi di fonti d’intelligence.

Secondo gli inquirenti, i due giovani gestivano e condividevano materiale di propaganda estremista, rivolto a influenzare e radicalizzare altri utenti attraverso piattaforme digitali. Uno dei due imputati, il 22enne naturalizzato italiano, è stato assolto, mentre l’altro, 20 anni, è stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione, pena inferiore rispetto alla richiesta iniziale di 5 anni e 1 mese avanzata dalla procura.

Per il secondo ragazzo, l’accusa aveva chiesto 4 anni di carcere, ma il giudice ha deciso per l’assoluzione, ritenendo non sufficienti le prove a suo carico per configurare il reato di istigazione e proselitismo con finalità terroristiche.

Gli arresti, che avevano destato attenzione a livello nazionale, erano scattati dopo settimane di osservazione online, durante le quali gli investigatori avevano documentato attività sospette su canali digitali e social media. In particolare, erano stati rilevati contenuti con riferimenti a gruppi jihadisti e messaggi che incitavano all’odio e alla violenza in nome dell’estremismo religioso.

L’operazione di contrasto al radicalismo online, come precisato dagli inquirenti, si inserisce in un quadro più ampio di azioni preventive tese a intercettare in anticipo fenomeni di estremismo e potenziali minacce per la sicurezza nazionale. Il caso di Brescia, infatti, non rappresenta un episodio isolato, ma parte di una strategia coordinata di sorveglianza digitale portata avanti da tempo dalle autorità di sicurezza italiane.

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