Il progetto della holding del Comune di Brescia, annunciato dalla sindaca Laura Castelletti e al centro del piano di razionalizzazione delle partecipate, si trova oggi in un punto critico del suo percorso. Nonostante l’intento di chiudere entro l’estate, l’iniziativa si scontra con resistenze interne alla stessa maggioranza, in particolare tra le file del Partito Democratico, partito di riferimento della precedente amministrazione.
L’operazione, guidata dal direttore generale Baccaglioni, è ancora in fase embrionale, ma la volontà politica di Castelletti è chiara: riorganizzare il sistema delle società comunali, accorpando in Brescia Mobilità due enti chiave come San Filippo e Brescia Infrastrutture. Tuttavia, questo passaggio rappresenta più di un semplice riassetto: è un nodo di potere e identità politica.
Il Pd, pur non avendo espresso una posizione ufficiale, manifesta una diffusa contrarietà. Le recenti dichiarazioni del capogruppo Roberto Omodei sul Corriere della Sera Brescia lo dimostrano. Il dissenso coinvolge anche figure storiche del partito come Marco Ferrari e Roberto Bragaglio, oltre allo stesso vicesindaco Federico Manzoni, che detiene la delega alle Partecipate.
I motivi dello scontro risiedono principalmente nel timore di una perdita di controllo su due società attualmente guidate da presidenti di area Pd, ma anche nel sospetto che la creazione della holding possa aprire la strada a esternalizzazioni e privatizzazioni, in particolare per settori strategici come il digitale.
Il progetto è dunque percepito non solo come un’azione amministrativa, ma come un tentativo di Castelletti di ricalibrare gli equilibri di potere ereditati dal suo predecessore Emilio Del Bono. All’orizzonte, infatti, si intravedono le nuove nomine in A2A, società chiave per la città, ancora legata agli assetti decisi durante l’era del centro-sinistra classico.
La contrapposizione politica emerge quindi in un campo solo apparentemente tecnico, quello delle partecipate, che si rivela invece come il luogo del confronto tra il nuovo asse laico-centrista di Castelletti e il Pd, ancora ancorato a un sistema di relazioni e governance consolidato.
Se la sindaca appare determinata ad andare avanti, lo scontro in atto potrebbe rallentare i tempi di approvazione, rendendo difficile rispettare la tempistica fissata per l’estate. E mentre la macchina amministrativa prosegue nel lavoro tecnico, sul piano politico si apre una vera e propria sfida interna alla maggioranza, che potrebbe avere ricadute sul futuro stesso della coalizione.