La salute mentale degli adolescenti bresciani è al centro di un’emergenza silenziosa che si sta facendo sempre più evidente. In città e provincia, il disagio psicologico giovanile è in forte crescita, con sintomi che vanno dall’ansia alla depressione, fino ad arrivare all’autolesionismo, all’uso di sostanze e all’ideazione suicidaria. A testimoniarlo sono i dati raccolti dai centri di ascolto e dalle cooperative attive sul territorio, come La Fenice e Il Calabrone, che descrivono un quadro in costante peggioramento.
Nel solo 2024, il centro La Fenice aveva ricevuto 37 richieste di supporto da adolescenti e giovani adulti; nei primi otto mesi del 2025 il numero è più che raddoppiato, superando quota 90. Il 25% delle segnalazioni riguarda casi di autolesionismo o pensieri suicidari, un dato che allarma operatori e psicologi e che evidenzia la necessità urgente di risposte concrete e tempestive.
La crisi adolescenziale si manifesta spesso nel silenzio, all’interno di famiglie che faticano a interpretare i segnali, e in scuole che non sempre riescono a intercettare i sintomi in tempo. I giovani si chiudono, smettono di comunicare, manifestano disinteresse verso la vita e dichiarano di voler scomparire. In parallelo, crescono l’uso e l’abuso di psicofarmaci, droghe e alcol come forme di fuga da un disagio profondo e non elaborato.
Dalla pandemia in poi, il disagio psicologico si è accentuato, come evidenziano anche gli operatori della Cooperativa Sociale Il Calabrone, da oltre 40 anni attiva sul fronte del sostegno giovanile. La solitudine imposta dal lockdown, la perdita di riferimenti, l’instabilità sociale ed economica hanno avuto un impatto devastante su una generazione già fragile. L’accesso ai servizi di salute mentale è in crescita, ma spesso si scontra con liste d’attesa lunghe, carenza di personale e risorse insufficienti.
Gli esperti concordano sulla necessità di un cambio di paradigma educativo e assistenziale. Serve un investimento strutturale su progetti di prevenzione nelle scuole, sportelli di ascolto psicologico, formazione per insegnanti e genitori, oltre al rafforzamento dei servizi territoriali. Interventi mirati, tempestivi e integrati possono fare la differenza nel riconoscere e gestire il disagio prima che sfoci in comportamenti autodistruttivi.
La comunità educante – famiglia, scuola, servizi e istituzioni – deve riattivarsi come rete di protezione. I giovani hanno bisogno di spazi sicuri in cui esprimersi, essere ascoltati e compresi. Ignorare i segnali o ridurli a “fasi adolescenziali” rischia di aggravare una crisi che ha già assunto dimensioni preoccupanti.
Il messaggio che arriva dagli operatori è chiaro: la richiesta di aiuto c’è, è esplicita e sempre più numerosa. Serve ora una risposta all’altezza, che consideri la salute mentale come priorità pubblica e l’adolescenza non come un passaggio da sopportare, ma come un tempo da proteggere.