Una giornata di sole ha fatto da cornice perfetta a una delle iniziative più attese da chi ama il riuso e la sostenibilità. Il Mercatino del riuso e del riciclo, organizzato dall’associazione culturale Carminiamo, ha animato le vie Battaglie e Nino Bixio fino allo spiazzo davanti alla scuola elementare Calini. Oltre 150 banchi hanno attirato una folla eterogenea e curiosa: famiglie, giovani, anziani, tutti uniti dal desiderio di dare nuova vita a oggetti dimenticati.
Non è solo una fiera: è uno spazio sociale e culturale dove si intrecciano storie e generazioni. Tra le bancarelle si trovano foulard delle nonne, bigiotteria vintage degli anni Cinquanta e Sessanta, libri, vinili, borse, scarpe, vestiti e accessori. Una signora acquista una ghirlandina, un’altra osserva attentamente cucchiaini d’argento; c’è chi, semplicemente, si libera di ciò che non usa più – ma che può diventare prezioso per qualcun altro.
Molti banchi offrono anche oggetti artigianali. Una venditrice spiega: «Realizzo cose all’uncinetto e vendo abiti usati miei e delle mie amiche». Per lei, il mercatino è un’occasione per incontrare persone di gusti ed età diverse, ma soprattutto per rimettere in circolo risorse che altrimenti andrebbero sprecate. Poco più in là, una madre propone giocattoli dei propri figli: «È un modo per far spazio e aiutare altre famiglie», racconta.
Chi frequenta da tempo i mercatini sa che il passaparola è fondamentale. Due signore raccontano: «Le nostre amiche ci affidano le loro cose perché sanno che partecipiamo spesso. È la nostra quarta volta qui». Un banco espone con orgoglio il cartello: “Moda sostenibile. Bellezza accessibile”, riassumendo perfettamente lo spirito dell’iniziativa.
Dietro a ogni stand non c’è solo voglia di vendere, ma spesso un intento solidale. Due giovani partecipanti doneranno parte del ricavato al Laboratorio di salute popolare di Bologna, che offre cure gratuite a chi non può permettersele. Non mancano le iniziative benefiche anche tra i più piccoli: la bancarella allestita dagli alunni della scuola Calini destinerà il ricavato ai bambini della Striscia di Gaza.
Anche la dimensione familiare gioca un ruolo chiave. Una madre e una figlia raccontano: «A casa ci scambiamo spesso i vestiti, e oggi abbiamo deciso di portarli qui. Non è stato semplice ottenere uno spazio, le richieste sono tante».