Nuovo capitolo nella vicenda giudiziaria legata alla Caffaro Brescia Srl, al centro di uno dei casi ambientali più rilevanti in Italia. Il pm Donato Greco ha chiesto condanne fino a tre anni e quattro mesi per i vertici dell’azienda, imputati a vario titolo per disastro ambientale, inquinamento, gestione irregolare di rifiuti e falso in bilancio.
Le richieste più pesanti riguardano Antonio Todisco, Alessandro Quadrelli e Alessandro Francesconi, per i quali la Procura ha proposto una pena di 3 anni e 4 mesi. Più lieve, invece, la posizione di Vitantonio Balacco, per cui è stata avanzata la richiesta di un anno e mezzo.
Secondo l’accusa, i manager non avrebbero rispettato le prescrizioni imposte dagli enti di controllo, né adempiuto agli obblighi assunti al momento dell’acquisto della società dalla precedente gestione. In particolare, non sarebbero stati realizzati interventi cruciali come l’adeguamento degli impianti, la messa in sicurezza delle cisterne deteriorate e il potenziamento della barriera idraulica destinata a contenere e depurare le acque contaminate da Pcb e cromo esavalente.
La vicenda rientra in un contesto di lunga durata, che vede il sito bresciano della Caffaro tra i più inquinati d’Europa, con gravi conseguenze sulla salute pubblica e sull’ambiente circostante.
Dopo le udienze riservate alle arringhe delle difese, la sentenza è attesa per il 16 dicembre, data che potrebbe segnare un passaggio decisivo nella complessa vicenda giudiziaria legata all’azienda chimica.