Giovani avvocati in fuga a Brescia: crollano i praticanti, tra precariato e zero tutele

Nel giro di dieci anni il numero dei tirocinanti si è dimezzato: una professione che prometteva prestigio si rivela oggi fragile e insostenibile per molti giovani. Stipendi inesistenti, incarichi al limite e costi formativi proibitivi alimentano una crisi silenziosa

La professione forense a Brescia è in piena crisi generazionale. A testimoniarlo sono i numeri: nel 2014 i praticanti iscritti all’albo erano 1.027, oggi sono appena 622. Una flessione del 40% che non si spiega solo con il calo demografico, ma riflette una disaffezione crescente verso la carriera legale, una volta simbolo di prestigio e sicurezza, oggi sinonimo di precarietà e sfruttamento.

Stipendi da fame e nessuna tutela: il tirocinio è un limbo

Il percorso per diventare avvocato prevede un tirocinio di 18 mesi presso uno studio legale, spesso senza alcun tipo di retribuzione o rimborso spese. Secondo diverse testimonianze raccolte a Brescia, il lavoro del praticante si svolge a tempo pieno, dalle 9 alle 19, con solo un’ora di pausa pranzo, ma senza percepire compensi di alcun genere.

«Per un anno e mezzo lavori come un professionista, ma senza tutele, ferie, malattia o stipendio», racconta un’ex praticante bresciana. Una situazione che costringe molti giovani a lasciare gli studi o accettare impieghi alternativi, pur avendo investito anni nella formazione giuridica.

Incarichi borderline e carichi di lavoro eccessivi

Non è solo una questione economica. Molti giovani si trovano a gestire incarichi delicati e attività professionali complesse, pur non essendo ancora abilitati. Una zona grigia tra formazione e sfruttamento, dove i praticanti scrivono atti, partecipano ad udienze, assistono i clienti, con una responsabilità crescente ma senza la dignità professionale e contrattuale che spetterebbe loro.

Secondo gli ordini professionali, il fenomeno è noto e da tempo al centro del dibattito, ma mancano interventi concreti. L’obbligo di un compenso minimo durante la pratica è stato più volte proposto, ma mai reso operativo a livello nazionale.

Costi insostenibili e crisi vocazionale

Oltre alla mancanza di tutele, pesa anche il costo della formazione, tra laurea, abilitazione, corsi privati, tasse per l’esame di Stato e assicurazioni professionali. Un percorso che, a conti fatti, può richiedere fino a 10.000 euro in spese vive, in assenza di reddito, generando una selezione di classe che penalizza chi non ha una famiglia alle spalle.

Il risultato è una fuga di cervelli verso altri settori o all’estero, e un ricambio generazionale sempre più difficile all’interno degli studi. Molti avvocati senior lamentano infatti la scarsità di nuove leve, mentre cresce l’età media della categoria.

La professione forense a un bivio

Quella dell’avvocato è una delle professioni storicamente più radicate nel tessuto civile italiano, ma oggi si trova a un bivio. Senza un intervento strutturale che garantisca condizioni di accesso più eque e dignitose, il rischio è quello di svuotare gli studi professionali del loro futuro.

Gli ordini territoriali, le università e le istituzioni dovranno interrogarsi seriamente su come rendere sostenibile un percorso che sta diventando inaccessibile per una generazione intera.

Frase chiave
L’avvocatura bresciana rischia di perdere un’intera generazione di giovani, soffocata da un sistema che non garantisce tutele, retribuzioni né prospettive sostenibili.

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