La vicenda che ha portato alla morte di Dolores Dori, 43 anni, si è consumata tra giovedì sera e le ore successive in un piccolo campo di roulotte di via Ferrarini a Lonato (Brescia). La donna è stata raggiunta da tre proiettili — due al torace e uno a una gamba — dopo un’azione conflittuale tra nuclei familiari legati, secondo gli inquirenti, a dissidi per motivi di matrimonio. Trasportata con un’auto dalla targa contraffatta al pronto soccorso di Desenzano, è stata sottoposta a un intervento chirurgico ma è deceduta durante l’operazione; la procura ha disposto l’autopsia per chiarire dinamiche e responsabilità.
I fatti, così come ricostruiti finora dagli investigatori, vedono sullo sfondo due matrimoni contrapposti: uno «combinato», al quale la 23enne protagonista della vicenda si sarebbe opposta, e l’altro — quello desiderato dalla giovane — contrastato dalle famiglie della comunità. La 23enne viveva da poco a Lonato, ospitata da parenti del giovane che voleva sposare; abitava in una delle poche roulotte dell’accampamento di via Ferrarini, dove è avvenuta la sparatoria.
A complicare il quadro probatorio è comparso un video pubblicato sui social un giorno prima dell’aggressione, ripreso con uno smartphone e condiviso online. Nelle immagini si vedrebbero padre e figlio armati, accompagnati da frasi minacciose come «riportami mia figlia o veniamo a prenderla» e «se hai la pazienza di combattere ti distruggerò». Quel filmato è ora agli atti dell’inchiesta e viene valutato dagli investigatori come elemento chiave per definire ruoli e intenzioni.
Le indagini, condotte dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Brescia, hanno già portato all’audizione del padre e della figlia rintracciati nella loro abitazione a Camponogara (Venezia). È invece ancora ricercato il principale sospettato dell’omicidio, indicato dagli inquirenti come il padre del giovane che la 23enne voleva sposare. Nel corso delle ricerche è stata inoltre ritrovata una vettura utilizzata per raggiungere Lonato: la macchina, con la targa contraffatta («pezzotto» al posto dei caratteri originali), è stata recuperata a Mira dai carabinieri di Mestre sulla base delle indicazioni fornite dai colleghi bresciani.
Il piccolo campo nomadi di Lonato è al momento quasi deserto e presidiato dalle forze dell’ordine: il Radiomobile di Desenzano ha mantenuto la presenza sul posto per garantire ordine e proseguire gli accertamenti. Gli inquirenti sembrano al momento abbastanza sicuri sull’identificazione del soggetto che ha esploso i colpi, ma le indagini continuano per raccogliere prove e chiarire ogni passaggio della vicenda.
Dagli accertamenti emergono anche aspetti personali: Dolores Dori risulta nota alle forze dell’ordine per precedenti, ed è figlia di una figura di rilievo nella comunità sinti di Pistoia, circostanza che secondo gli investigatori potrebbe aver influito sui rapporti tra famiglie e sulla difficoltà di mediazione. La rete di relazioni tra comunità sinti su scala nazionale è al vaglio degli inquirenti per comprendere eventuali ripercussioni sui motivi del contrasto.
Il fascicolo aperto dalla procura comprende ora il video minaccioso, le testimonianze raccolte sul territorio e gli esiti dei sequestri, compresa l’automobile con targa contraffatta. Gli investigatori lavorano a ritmo serrato per rintracciare tutti i partecipanti alla vicenda e definire dinamica e responsabilità prima di eventuali provvedimenti cautelari.