Tentato omicidio e traffico di droga, otto arresti dopo l’agguato di Montichiari

L’indagine partita dalla sparatoria alla ditta Cavifer svela un intreccio criminale tra armi, cocaina e frodi fiscali. Coinvolto anche un agente della municipale di Desenzano.

Sono otto le persone arrestate — quattro in carcere e quattro ai domiciliari — al termine di una complessa indagine condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Brescia e dalla Compagnia di Desenzano del Garda. L’inchiesta, coordinata dalla Procura distrettuale, ha preso avvio la sera del 1° marzo 2024 a Montichiari, dopo il tentato omicidio di un imprenditore 62enne, titolare della ditta Cavifer, gravemente ferito da una raffica di colpi d’arma da fuoco mentre stava chiudendo il cancello della propria azienda.

L’agguato e la pista del debito

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la vittima fu raggiunta da otto colpi di pistola calibro 9 mm, di cui sei andarono a segno colpendolo alle gambe, alle braccia e all’addome. Soccorso in condizioni critiche, l’uomo venne ricoverato a lungo e dimesso settimane dopo, ma morì in seguito per cause indipendenti dall’aggressione.
Le indagini hanno portato all’individuazione di un pregiudicato albanese di 52 anni come presunto esecutore materiale dell’attacco. L’uomo avrebbe agito su mandato di terzi, in relazione a un debito economico non saldato dall’imprenditore. Al suo fianco, secondo i carabinieri, avrebbe operato anche un cittadino italiano con precedenti penali, già arrestato per detenzione illegale di armi da fuoco – due pistole, quattro fucili e munizionamento vario – nel corso delle attività investigative.

Dalla sparatoria alla rete del narcotraffico

Durante le indagini è emerso il coinvolgimento di un agente della polizia municipale di Desenzano del Garda, in contatto con il pregiudicato albanese. L’agente, insieme a un imprenditore bergamasco e a soggetti di origine marocchina, sarebbe stato il promotore di un’associazione per delinquere dedita al traffico di cocaina, operante prevalentemente nel territorio bresciano.
Parallelamente, i carabinieri hanno eseguito 23 perquisizioni nei confronti di altri indagati collegati alla stessa inchiesta, non destinatari di misure cautelari, con l’obiettivo di raccogliere ulteriori elementi probatori.

Frodi fiscali e società cartiere

Le indagini dei militari della Guardia di Finanza di Brescia, in collaborazione con il Servizio Centrale I.C.O., hanno inoltre fatto emergere un vasto sistema di illeciti penali-tributari. Attraverso perquisizioni in sette province – Brescia, Milano, Bergamo, Verona, Mantova, Ferrara e Rovigo – sono stati scoperti due gruppi criminali impegnati nell’emissione di fatture per operazioni inesistenti per un valore complessivo di oltre 450 mila euro.
Nel primo gruppo, l’agente municipale avrebbe agito da intermediario per l’imprenditore bergamasco, utilizzando una società cartiera gestita da pregiudicati bresciani attiva nel settore edile. Il secondo gruppo, sempre riconducibile all’imprenditore orobico, avrebbe operato tramite società fittizie nel Ferrarese, trattenendo per sé l’importo dell’IVA evasa.

Doping e controlli sanitari

Alle operazioni ha partecipato anche il NAS di Brescia, che ha effettuato perquisizioni in tre siti nell’ambito di un’indagine parallela sulla detenzione e commercio di sostanze anabolizzanti. Gli investigatori stanno ora approfondendo i canali di approvvigionamento e la possibile connessione con le attività dei gruppi criminali individuati.

Le autorità giudiziarie definiscono l’operazione un colpo decisivo contro una rete di criminalità organizzata che univa violenza, traffico di droga e frodi fiscali, confermando la stretta collaborazione tra carabinieri, Guardia di Finanza e reparti specializzati.

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