Traffico di droga a Desenzano: agente della Locale accusato di essere il promotore

Francesco Colicchio, poliziotto della giudiziaria, sarebbe a capo di un'organizzazione dedita allo spaccio di cocaina. Le intercettazioni telefoniche rivelano dettagli inquietanti

carabinieri

Un agente di polizia locale, in servizio presso il nucleo di polizia giudiziaria di Desenzano del Garda, è finito in carcere con accuse gravissime. Si tratta di Francesco Colicchio, 48 anni, che secondo la Procura di Brescia avrebbe organizzato e promosso un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di cocaina.

L’inchiesta ha preso forma grazie a una lunga attività investigativa supportata da intercettazioni ambientali e telefoniche, che hanno portato alla luce il coinvolgimento diretto dell’agente non solo nella vendita della sostanza stupefacente, ma anche in operazioni di intermediazione per altri affari illeciti. In una conversazione telefonica intercettata, risalente alla sera del 3 ottobre 2024, Colicchio parla con il figlio dei proventi dello spaccio: “Sono diecimila euro al mese… eh ja!… e io e te ci compriamo la casetta”, avrebbe detto senza esitazioni.

Le indagini hanno messo in evidenza un legame stretto tra Colicchio e un imprenditore locale, anche lui indagato. Le telefonate tra i due delineano una collaborazione sistematica e redditizia, nella quale il poliziotto avrebbe sfruttato la propria posizione per agevolare le attività criminali. Le forze dell’ordine hanno ricostruito un quadro dettagliato del modus operandi, evidenziando l’uso di linguaggi criptati e canali preferenziali per la distribuzione della cocaina nella zona del Bresciano.

Secondo quanto emerso, l’agente avrebbe svolto un ruolo centrale non solo nella logistica, ma anche nella gestione economica delle operazioni. Il flusso di denaro generato dal traffico di droga veniva sistematicamente reinvestito, secondo gli inquirenti, anche in altri progetti personali. L’obiettivo sarebbe stato quello di garantire una rendita stabile e “parallela” allo stipendio pubblico.

Le intercettazioni costituiscono il fulcro dell’impianto accusatorio, che la Procura ha definito solido e supportato da altri elementi, come pedinamenti e riscontri documentali. L’arresto di Colicchio ha scosso profondamente l’ambiente delle forze dell’ordine locali, mettendo in discussione i meccanismi di controllo interno.

Intanto l’indagine prosegue, con ulteriori sviluppi attesi nelle prossime settimane. La Procura non esclude il coinvolgimento di altri soggetti, che potrebbero aver contribuito a mantenere attivo il canale di spaccio nella zona del basso Garda. L’inchiesta, avviata mesi fa sotto stretto riserbo, ha permesso di sventare un’organizzazione criminale ramificata, che operava approfittando della copertura istituzionale fornita dal ruolo di uno degli indagati.

Il caso ha destato grande clamore anche tra i cittadini, molti dei quali si erano affidati alla professionalità dell’agente, ignari della doppia vita che conduceva. La questione è ora al centro del dibattito pubblico e politico locale, con richieste di chiarimenti da parte di esponenti istituzionali e dell’amministrazione comunale.

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