È stato fissato per questa mattina, lunedì 13 ottobre, l’interrogatorio di convalida di Matteo Venturelli, 43 anni, pregiudicato di Soprazocco di Gavardo, arrestato giovedì scorso con accuse gravissime: sequestro di persona, tortura, violenza sessuale aggravata dalla crudeltà e lesioni personali aggravate.
Le indagini e il contesto della vicenda
Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dal pm Chiara Bonfadini e condotte dai carabinieri della Compagnia di Salò, Venturelli sarebbe uno dei responsabili delle violenze subite da una escort brasiliana tra la notte del 9 settembre e la mattina dell’11 settembre, quando la donna fu ritrovata priva di sensi, legata mani e piedi, in un campo di Polpenazze del Garda.
La vittima, una volta dimessa dall’ospedale di Desenzano, aveva raccontato agli investigatori ore di sevizie e minacce all’interno dell’abitazione di Venturelli a Gavardo, dove sarebbe stata costretta ad assumere droga e subire abusi sessuali. Gli inquirenti hanno definito quanto accaduto una “progressiva discesa agli inferi” durata quasi due giorni.
Le accuse e le difese degli indagati
Durante l’interrogatorio, l’avvocato Francesco Corbetta, difensore di Venturelli, ha anticipato che il suo assistito risponderà alle domande del giudice e offrirà la propria versione dei fatti, nel tentativo di ridimensionare le accuse.
Coinvolto nell’inchiesta anche Massimiliano Scarano, 32 anni, residente nella stessa frazione di Soprazocco, attualmente agli arresti domiciliari. Secondo gli investigatori, il giovane avrebbe partecipato attivamente alle violenze. Il suo legale, Filippo Cocchetti, ha preferito non commentare, in attesa di visionare gli atti.
Le motivazioni del gip e il quadro cautelare
Nell’ordinanza di custodia cautelare, il giudice per le indagini preliminari ha descritto Venturelli come un soggetto coinvolto in una “collaudata attività di narcotraffico”, che avrebbe gestito anche con l’aiuto di Scarano. Secondo il gip, la “smodata consumazione di stupefacenti” durante i fatti dimostrerebbe l’incapacità dell’indagato di controllare le proprie pulsioni criminali.
Per questo motivo, la magistratura ha ritenuto adeguata solo la detenzione in carcere, considerando la gravità delle condotte contestate, la pericolosità sociale dell’imputato e i precedenti penali a suo carico.
Un caso che scuote il Bresciano
Il caso ha destato profonda impressione nella comunità gardesana, sia per la violenza delle accuse sia per le modalità dei fatti, avvenuti in un contesto già segnato da traffici di droga e frequentazioni criminali. Gli inquirenti continuano a raccogliere testimonianze e prove per chiarire il ruolo di ciascun indagato e verificare eventuali complicità o collegamenti con altri episodi simili.