Leno, studenti lasciati a terra: l’autista dice basta ai pullman sovraffollati

L’autista, Nicola Caletti, con 25 anni di esperienza alle spalle e rappresentante sindacale dei Cobas per la società Arriva, ha deciso di non partire con il mezzo sovraccarico

La scena è ormai familiare: pullman affollati, studenti ammassati alle fermate e viaggiatori costretti a restare a terra. È un’immagine che si ripete ogni anno, nonostante promesse e rassicurazioni da parte delle società di trasporto e delle istituzioni. Il disagio, che coinvolge migliaia di studenti bresciani e le loro famiglie, è diventato parte della routine quotidiana, ma la pazienza sembra ormai al limite.

È quanto accaduto ieri mattina a Leno, dove quindici studenti diretti verso l’Istituto di Istruzione Superiore “Pascal-Mazzolari” di Manerbio non sono riusciti a salire sul pullman della tratta Ghedi–Verolanuova. L’autista, Nicola Caletti, con 25 anni di esperienza alle spalle e rappresentante sindacale dei Cobas per la società Arriva, ha deciso di non partire con il mezzo sovraccarico. Una scelta difficile, ma necessaria, spiega, per garantire la sicurezza dei passeggeri. «C’erano troppe persone sull’autobus – racconta Caletti –. Io posso trasportare 21 passeggeri in piedi, oltre ai 52 seduti, ma ce n’erano già 29 in piedi e altri pronti a salire. Ho chiamato il 112 e sul posto è arrivata una pattuglia della Polizia locale. Non potevo scegliere io chi doveva scendere, così alcuni ragazzi si sono offerti volontari e hanno dovuto chiamare casa per farsi accompagnare».

Il conducente non nasconde l’amarezza per una situazione che definisce “inaccettabile e stressante”, sia per gli autisti sia per gli utenti. Ricorda anche come un suo collega, lo scorso anno, fosse stato aggredito per un episodio analogo tra Cellatica e Gussago.

La sua denuncia, però, non si limita all’episodio in sé: «Trasportiamo persone, non oggetti – sottolinea –. Siamo responsabili della loro sicurezza, e in certe condizioni guidare è davvero pericoloso». Secondo il sindacalista, la soluzione è una sola: aumentare le corse, soprattutto sulle tratte più critiche come quella di Remedello.

Tuttavia, la risposta della società è sempre la stessa: mancano autisti. «E non potrebbe essere altrimenti – continua Caletti –. Con queste condizioni economiche e lavorative, molti se ne vanno appena possono. Noi di Arriva forse siamo tra i più tutelati, ma i cosiddetti terzisti, cioè gli autisti delle società in appalto, vivono turni ancora più massacranti».

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