La decisione della Fondazione Rsa Paolo VI di Bagnolo Mella di mettere all’asta oltre 28 ettari di terreni agricoli, fabbricati rurali e immobili ha acceso un forte dibattito politico e sociale nel paese. Il bando, pubblicato martedì, prevede la vendita in un’unica soluzione di due lotti indivisibili, con una base d’asta di 3.450.000 euro. Le offerte dovranno essere presentate entro mezzogiorno del 15 dicembre, una finestra temporale che ha sollevato immediate critiche.
Tra i beni oggetto della procedura figura anche la Cascina Mirandola, attualmente concessa in locazione fino a novembre 2026 all’Azienda agricola Bertoglio. L’iniziativa della Fondazione, definita da molti una “asta lampo”, ha fatto emergere dubbi sulla gestione patrimoniale dell’ente e sulle ragioni che hanno spinto il Consiglio di amministrazione ad avviare una vendita tanto significativa in un arco di tempo così ristretto. Le opposizioni parlano di una scelta che rischia di compromettere un patrimonio collettivo, chiedendo maggiore trasparenza e un confronto approfondito sul futuro della Rsa.
Il gruppo consiliare Almici Sindaco ha espresso la propria contrarietà sottolineando che venti giorni non sarebbero sufficienti per garantire un reale confronto di mercato. L’onorevole Cristina Almici ha parlato apertamente di una tempistica “compressa” che non favorirebbe né la concorrenza né la piena informazione dei cittadini, sostenendo che procedure tanto rapide “si giustificano solo se si ha già un compratore”. La minoranza segnala inoltre che la vendita viene proposta in un contesto di forte incertezza gestionale, con riferimento ai licenziamenti recenti, all’aumento dei costi per consulenze esterne e a una serie di nomine che hanno generato richieste di chiarimento.
Sul versante opposto, il sindaco Stefano Godizzi difende la scelta della Fondazione, motivandola con le conseguenze fiscali legate al passaggio da Fondazione a Ente del Terzo Settore. Secondo il primo cittadino, rimandare la vendita comporterebbe un aggravio economico insostenibile, mentre procedere ora permetterebbe di evitare una tassazione più pesante. Godizzi sottolinea inoltre la necessità di reperire risorse per l’ampliamento della Rsa, resa urgente da un numero crescente di richieste di accesso e da una lista di attesa considerata “enorme”. Tenere una proprietà agricola che frutta circa 30 mila euro all’anno, spiega il sindaco, sarebbe poco conveniente rispetto alle esigenze attuali dell’ente.
La posizione della maggioranza viene però contestata da Almici, che ribadisce l’assenza di un obbligo normativo alla dismissione del patrimonio agricolo per gli Enti del Terzo Settore. A suo avviso, le attività tipiche della struttura socio-assistenziale restano fiscalmente agevolate e la vendita non sarebbe dunque necessaria per adempiere alla normativa vigente. Da qui la richiesta di chiarire perché il Cda ritenga imprescindibile procedere con un’alienazione tanto urgente, senza un progetto definito sul futuro della Fondazione.
Il gruppo di minoranza ha già presentato una formale richiesta di accesso agli atti per ottenere dettagli su motivazioni, procedura, tempistiche e scelte gestionali recenti. L’obiettivo è capire se la vendita risponda realmente a un’esigenza strategica o se si tratti di una decisione adottata con eccessiva fretta.
La comunità di Bagnolo Mella segue con attenzione gli sviluppi, consapevole che l’esito dell’asta potrebbe incidere a lungo termine su un patrimonio considerato simbolico e strategico per il territorio. La scadenza del 15 dicembre si avvicina rapidamente e il dibattito intorno alla Rsa Paolo VI non accenna a placarsi.