Sono arrivate le condanne per i manager di Caffaro Brescia Srl imputati nel processo sul disastro ambientale legato all’inquinamento dell’area industriale della città. Il Tribunale di Brescia ha riconosciuto le responsabilità degli ex dirigenti, infliggendo pene detentive differenziate in base ai ruoli ricoperti e alle contestazioni mosse.
Nel dettaglio, il collegio giudicante ha condannato Alessandro Quadrelli e Alessandro Francesconi a due anni di reclusione, Antonio Todisco a un anno e nove mesi e Vitantonio Balacco a un anno e due mesi. Gli imputati rispondevano, a vario titolo, dei reati di disastro ambientale, inquinamento ambientale, gestione incontrollata di rifiuti e falso in bilancio.
Le responsabilità accertate dal tribunale
Secondo l’impianto accusatorio, integralmente accolto dal tribunale, i dirigenti non avrebbero rispettato le prescrizioni imposte dagli enti competenti né gli obblighi ambientali assunti al momento dell’acquisizione dell’azienda dalla storica Caffaro. Condotte che, sempre secondo i giudici, avrebbero contribuito al protrarsi dell’inquinamento all’interno e all’esterno del sito industriale.
Al centro del processo vi è la contaminazione da Pcb e cromo esavalente, sostanze altamente pericolose per l’ambiente e la salute pubblica, che da anni rappresentano una delle emergenze ambientali più gravi del territorio bresciano.
Impianti non adeguati e sicurezza carente
In particolare, è stato contestato ai manager di non aver aggiornato gli impianti produttivi e di non aver messo in sicurezza le cisterne deteriorate, nonostante lo stato di degrado fosse noto. Inoltre, non sarebbe stata potenziata la barriera idraulica, fondamentale per il contenimento e la depurazione delle acque di falda contaminate.
Queste omissioni, secondo la ricostruzione giudiziaria, avrebbero permesso all’inquinamento di persistere nel tempo, aggravando una situazione già critica e compromettendo l’efficacia degli interventi di bonifica previsti.
Un processo simbolo per la città
La sentenza rappresenta un passaggio rilevante in una vicenda giudiziaria che ha segnato profondamente la città di Brescia e il suo territorio. Il caso Caffaro è da anni al centro di attenzione istituzionale e sociale, per le ricadute ambientali e sanitarie legate alla presenza di sostanze tossiche.
Con le condanne inflitte ai manager di Caffaro Brescia Srl, il tribunale ha ribadito il principio della responsabilità penale nella gestione ambientale delle imprese, sottolineando l’obbligo di rispettare le prescrizioni e di intervenire tempestivamente per prevenire e limitare i danni ambientali.