Transizione 4.0 e 5.0, allarme di Confindustria Brescia

Streparava: “Preoccupazione e caos normativo, le imprese non possono più aspettare”

Preoccupazione, stupore, incredulità”. Con queste parole il presidente di Confindustria Brescia, Paolo Streparava, ha commentato l’ennesimo cambio di rotta sulle misure Transizione 4.0 e 5.0, al centro di un nuovo intervento legislativo inserito nella legge di Bilancio. Un emendamento prevede lo stanziamento di 1,3 miliardi di euro per far fronte alle domande rimaste inevase, ma il meccanismo ipotizzato rischia di produrre effetti inattesi e penalizzanti per le imprese.

Secondo quanto emerge, per molte aziende in lista d’attesa potrebbe concretizzarsi uno scivolamento dal bonus 5.0 al 4.0, con conseguenze rilevanti sul piano degli incentivi e della pianificazione degli investimenti. Una prospettiva che ha alimentato forti perplessità nel mondo industriale. “Pensavamo che questa lunga telenovela fosse arrivata alla conclusione, invece non è così”, ha sottolineato Streparava, evidenziando come dalle indiscrezioni provenienti da Roma emerga un quadro estremamente confuso.

Il presidente degli industriali bresciani parla apertamente di caos normativo, aggravato da notizie contrastanti che si susseguono a ritmo serrato. “Pare che sia comparso un ulteriore emendamento che addirittura sottrae risorse proprio alle due misure”, ha aggiunto, rimarcando come nella legge di Bilancio non vi sia traccia degli oltre 2 miliardi di euro necessari per coprire le pratiche legate alla Transizione 5.0 già caricate sul portale dedicato.

Una situazione che, secondo Confindustria Brescia, rischia di mettere in seria difficoltà le aziende. Molte imprese, infatti, hanno già ordinato e fatto consegnare macchinari, confidando nella stabilità delle promesse istituzionali. “La politica si rende conto che le aziende non possono più aspettare?”, si chiede Streparava, richiamando l’attenzione sul rischio di compromettere investimenti strategici e programmi di innovazione.

Le criticità attuali si sommano a una gestione problematica delle misure 4.0 e 5.0 nei mesi precedenti, segnata anche dalla comunicazione improvvisa dell’esaurimento delle risorse avvenuta a inizio novembre. “Non chiediamo l’impossibile, chiediamo coerenza”, ha ribadito il presidente, sottolineando la necessità che vi sia corrispondenza tra dichiarazioni politiche e azioni concrete. Secondo Streparava, se l’obiettivo è garantire la sopravvivenza e la competitività dell’industria italiana, serve agire rapidamente, evitando ulteriori rinvii.

Il rischio paventato è quello di una deindustrializzazione silenziosa, che potrebbe colpire il Paese dopo la perdita di intere filiere strategiche, come quella elettronica. L’Italia, economia fortemente basata sulla manifattura, non può permettersi di rinunciare ad altri comparti chiave senza conseguenze strutturali sul sistema produttivo e occupazionale.

Accanto alle incertezze su Transizione 4.0 e 5.0, emergono anche nuove incognite legate al fotovoltaico. L’emendamento in discussione escluderebbe dagli incentivi i prodotti assemblati con celle fotovoltaiche extra Unione europea. Una scelta che, secondo Streparava, rischia di produrre effetti distorsivi, considerando che in Europa i produttori di celle sono pochi e in Italia quasi assenti, fatta eccezione per la nuova fabbrica Enel di Catania.

Questa impostazione potrebbe finire per penalizzare prodotti altamente innovativi made in Italy, che pur utilizzando celle extra Ue sono frutto di brevetti e know-how italiani. Un paradosso, secondo Confindustria Brescia, anche perché le celle incidono per meno del 20% sul costo complessivo dei materiali.

Per sostenere davvero il made in Italy e l’industria europea, Streparava propone un modello diverso: incentivare pannelli fotovoltaici prodotti nell’Ue con celle europee, oppure valorizzare soluzioni che presentino brevetti con parere positivo di brevettabilità, capaci di apportare miglioramenti in termini di sicurezza, applicabilità e producibilità nel lungo periodo. Un approccio già sperimentato in passato con il Conto energia.

In assenza di correttivi, l’attuale orientamento normativo rischia di creare situazioni di monopolio, limitando la concorrenza e frenando l’innovazione. Le vere leve strategiche per il Paese, conclude Streparava, restano la capacità di innovare, l’occupazione di nicchie tecnologiche di qualità e lo sviluppo di soluzioni avanzate e differenzianti, elementi che richiedono certezze normative e tempi decisionali rapidi.

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