Coop, cresce il malcontento tra i lavoratori bresciani

Appello di dipendenti e Filcams Cgil ai soci: “Condizioni peggiorate e cooperazione sempre più lontana dai suoi valori”

Cresce la preoccupazione tra le lavoratrici e i lavoratori dei supermercati Coop di Brescia e provincia, che insieme alla Filcams Cgil lanciano un appello diretto ai soci della cooperativa. Al centro della denuncia vi è un progressivo peggioramento delle condizioni di lavoro e una gestione aziendale che, secondo il sindacato, si starebbe allontanando dai valori storici della cooperazione, privilegiando una logica sempre più orientata al contenimento dei costi.

La presa di posizione riguarda numerosi punti vendita del territorio: Brescia Flaminia, via Mantova, via Veneto, oltre ai supermercati di Roncadelle, Provaglio d’Iseo, Rodengo Saiano e Gottolengo. Una situazione definita ormai critica, frutto di anni di cambiamenti organizzativi e gestionali che avrebbero inciso in modo crescente sulla qualità del lavoro e sul benessere del personale.

Secondo quanto riferito dai lavoratori, le difficoltà attuali affondano le radici nel periodo dell’acquisizione dei punti vendita ex Coop Vicinato. In quella fase, denunciano, si sarebbero create forti disparità di trattamento tra il personale storico di Coop Lombardia e i dipendenti assorbiti successivamente, penalizzati sia sotto il profilo economico sia per quanto riguarda i diritti contrattuali. Da allora, spiegano, le condizioni sarebbero peggiorate progressivamente per tutti, senza distinzione.

Oggi i supermercati Coop del territorio opererebbero in una cronica carenza di personale, con organici ridotti che costringono i dipendenti a continui spostamenti tra i reparti per garantire il servizio. I carichi di lavoro, secondo la denuncia, sono rimasti invariati o addirittura aumentati, nonostante la riduzione delle risorse disponibili. A questo si è aggiunta, negli ultimi mesi, la diminuzione degli appalti di pulizia, con il conseguente trasferimento delle mansioni di sanificazione sugli addetti vendita.

Una situazione che, secondo i lavoratori, ha già prodotto un aumento di infortuni e malattie professionali. Nonostante ciò, la risposta aziendale sarebbe limitata al ricorso a lavoro supplementare e straordinario solo quando economicamente conveniente, arrivando in alcuni casi anche alla chiusura dei banchi dei reparti freschi, da sempre considerati un punto di forza e un’eccellenza dell’offerta Coop.

Le criticità non si fermano agli aspetti organizzativi. I dipendenti parlano di una visione aziendale sempre più orientata al profitto, nella quale il lavoro verrebbe trattato come un costo da comprimere e non come una risorsa strategica. Un approccio che, denunciano, contrasta con i principi fondativi della cooperazione. A ciò si aggiungerebbe un atteggiamento di chiusura verso i diritti sindacali, con difficoltà nell’organizzazione e nella partecipazione alle assemblee durante l’orario di lavoro.

Il quadro descritto ha ripercussioni anche sul piano occupazionale e generazionale. Molti giovani assunti con contratti part-time da 20 ore settimanali si troverebbero nell’impossibilità di costruire un progetto di vita stabile, arrivando spesso alle dimissioni. Una situazione che alimenta il turnover e indebolisce ulteriormente gli organici dei punti vendita.

A destare ulteriore allarme sono infine le recenti operazioni societarie. Nell’ottobre 2025 il punto vendita Coop di Busto Arsizio è stato ceduto al gruppo Eurospin, seguito nel dicembre 2025 dalla vendita del supermercato di Sesto San Giovanni. Secondo i lavoratori, queste decisioni sarebbero state prese senza un reale coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, dei soci e degli stessi dipendenti.

Durante un incontro tenutosi lo scorso 15 dicembre, la direzione avrebbe annunciato investimenti per future ristrutturazioni, ma senza fornire certezze sul mantenimento dell’attuale perimetro aziendale. Alla richiesta esplicita di chiarimenti su possibili nuove chiusure o cessioni, le risposte sarebbero state giudicate evasive, alimentando il timore di ulteriori interventi.

Questo atteggiamento non fa che aumentare le nostre preoccupazioni”, affermano i lavoratori, che dichiarano di essere pronti a intraprendere tutte le azioni necessarie, compreso lo sciopero, qualora la situazione non dovesse cambiare. Prima di arrivare a una mobilitazione, però, l’appello è rivolto ai soci, chiamati a sostenere concretamente i dipendenti affinché la cooperativa torni a essere coerente con i valori di partecipazione, tutela del lavoro e responsabilità sociale come quando nacque.

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