Si è conclusa con una richiesta di condanna all’ergastolo la requisitoria del sostituto procuratore Ines Belleri nel processo a carico di Mauro Pedrotti, 58 anni, imputato per l’uccisione della madre Santina Delai, avvenuta a Puegnago alle prime ore del mattino del 7 febbraio 2024. Per l’accusa, l’omicidio sarebbe stato il risultato di una premeditazione maturata in un contesto di rapporti familiari deteriorati.
A pesare in modo determinante sulla posizione dell’imputato sono state evidenziate due aggravanti: il rapporto di parentela con la vittima e la condizione d
Stando alle risultanze dell’autopsia, Pedrotti avrebbe aggredito la madre stringendole le mani attorno al collo, per poi completare l’azione strangolandola con un foulard dopo averla fatta cadere a terra. I medici legali hanno stimato in circa otto minuti il tempo necessario per causarne la morte.
Dopo il delitto, l’uomo avrebbe tentato di depistare le indagini simulando una rapina all’interno dell’abitazione, mettendo in disordine alcune stanze. Successivamente si sarebbe recato al lavoro a Manerba, timbrando regolarmente il cartellino. Poco dopo, tra le 6.40 e le 6.41, avrebbe effettuato due chiamate al telefono della madre, senza ricevere risposta. Tornato a Puegnago, avrebbe quindi dato l’allarme fingendo di aver scoperto il cadavere.
Il giorno seguente, all’alba dell’8 febbraio, il crollo: in caserma Pedrotti ha ammesso di aver inscenato la rapina e di essere l’autore dell’omicidio.
Fin dalle prime fasi dell’inchiesta, l’uomo ha confessato il delitto, motivandolo con i contrasti legati alla sua decisione di cambiare abitazione. «L’ho uccisa perché non voleva che me ne andassi», aveva dichiarato. In aula, durante l’esame, ha ribadito il proprio racconto parlando di un improvviso blackout emotivo: «Ho visto tutto nero, s’intrometteva in tutto e non ho retto più».
Di parere opposto la difesa, affidata all’avvocato Giovanni Brunelli, che ha escluso la premeditazione sostenendo la tesi dell’omicidio d’impeto. Secondo il legale, il gesto sarebbe maturato in un momento di perdita di controllo e non a seguito di una pianificazione. Per questo è stata avanzata la richiesta di una condanna compresa tra i 21 e i 24 anni di reclusione, con il riconoscimento di attenuanti ritenute equivalenti o prevalenti rispetto alle aggravanti contestate.
Il procedimento è stato aggiornato al 3 marzo, data fissata per le repliche delle parti e la pronuncia della sentenza.