La vicenda giudiziaria legata alla morte di Mario Francesco Donadoni, 65 anni, originario di Offlaga, entra in una nuova fase. A quasi due anni dai fatti, il ciclista 69enne residente a Dello, coinvolto nella lite culminata in un pugno rivelatosi fatale, dovrà rispondere davanti a un giudice dell’accusa di omicidio preterintenzionale. L’udienza è fissata per il prossimo 25 marzo e rappresenta un passaggio decisivo dopo un iter investigativo complesso e non privo di ostacoli.
I fatti risalgono al 26 luglio 2023, una giornata estiva segnata da un episodio che, in pochi istanti, si trasformò da diverbio stradale a tragedia. Secondo la ricostruzione, tutto ebbe origine da un incrocio tra la moglie di Donadoni e il ciclista, durante il quale sarebbe avvenuta una manovra giudicata pericolosa. L’uomo in bicicletta avrebbe reagito con insulti, episodio che la donna raccontò successivamente al marito una volta rientrata a casa.
La decisione di affrontare il ciclista portò Donadoni a raggiungere l’uomo per chiedere spiegazioni. Da quel momento, la situazione degenerò rapidamente. Le versioni raccolte durante le indagini indicano che lo scontro verbale si trasformò in una colluttazione fisica. Secondo quanto emerso, sarebbe stato lo stesso Donadoni ad avviare il contatto fisico, ma l’elemento centrale resta il pugno sferrato dal ciclista, che provocò la caduta violenta dell’uomo sull’asfalto.
L’impatto con il suolo causò a Donadoni un grave trauma cranico, rivelatosi determinante. Trasportato in ospedale, l’uomo rimase ricoverato per tredici giorni prima di morire a causa delle lesioni riportate. La morte, avvenuta a distanza di quasi due settimane dall’aggressione, ha reso ancora più complesso l’inquadramento giuridico della vicenda.
Nel corso delle indagini preliminari, la Procura aveva avanzato due richieste di archiviazione, entrambe contestate con fermezza dai familiari della vittima. L’opposizione dei parenti ha portato il giudice per le indagini preliminari a disporre l’imputazione coatta, consentendo così al procedimento di proseguire e di approdare davanti al giudice dell’udienza preliminare Cesare Bonamartini.
La strategia difensiva del ciclista ruota attorno alla tesi della legittima difesa. I legali dell’imputato, Ennio Buffoli e Davide Scaroni, hanno richiesto il giudizio con rito abbreviato condizionato, subordinandolo all’audizione di due testimoni ritenuti chiave. Secondo quanto riferito dagli stessi durante le indagini, entrambi avrebbero assistito alla fase concitata dello scontro, descrivendo una reazione del ciclista a un’aggressione subita, pur con alcune differenze nei dettagli delle rispettive versioni.
La difesa sottolinea inoltre la presenza di segni visibili di aggressione sul corpo del ciclista, elementi che, secondo gli avvocati, rafforzerebbero l’ipotesi di una risposta difensiva e non di un’azione deliberatamente offensiva. Sarà ora il giudice a valutare se accogliere la richiesta di rito abbreviato e se ammettere l’audizione dei testimoni prima di pronunciarsi.
Il procedimento giudiziario resta quindi aperto, con molti aspetti ancora da chiarire. A distanza di tempo dai fatti, il caso continua a suscitare attenzione per la sua dinamica improvvisa e per le conseguenze irreversibili di un gesto avvenuto nel contesto di una lite stradale. L’udienza di marzo rappresenterà un momento cruciale per stabilire le responsabilità penali e per dare una risposta giudiziaria a una vicenda che ha profondamente segnato due comunità della provincia bresciana.