Comuni montani, il Governo rivede i criteri: rientra quasi tutta Brescia, ma restano esclusioni

Salgono i Comuni riconosciuti come montani: corretti i criteri del DPCM dopo il confronto con le Regioni. In provincia di Brescia rientrano quasi tutti, ma Iseo e Roè Volciano restano fuori.

Il Governo rivede in modo significativo la classificazione dei Comuni montani, ampliando l’elenco rispetto alla prima proposta e correggendo alcune delle criticità emerse nelle scorse settimane. La nuova formulazione dei criteri, trasmessa dal Ministero per gli Affari regionali e le Autonomie il 4 febbraio 2026 e portata all’esame della Conferenza Unificata, segna un cambio di passo rispetto all’impianto iniziale del DPCM, basato quasi esclusivamente su parametri altimetrici e statistici.

L’intervento ha effetti rilevanti anche sulla provincia di Brescia, dove la quasi totalità dei Comuni inizialmente esclusi è stata reinserita nella classificazione montana, evitando così il rischio concreto di perdere risorse, agevolazioni e strumenti fondamentali per i territori delle aree interne. Restano tuttavia fuori Iseo e Roè Volciano, due esclusioni che continuano a far discutere.

I numeri della nuova classificazione

Con la revisione dei criteri, i Comuni montani a livello nazionale passano da 2.844 a 3.715, un incremento frutto del confronto tra Governo, Regioni e autonomie territoriali. In Lombardia, il numero sale da 522 a 539 Comuni, così distribuiti: 134 a Bergamo, 98 a Brescia, 100 a Como, 54 a Lecco, 16 a Pavia, 77 a Sondrio e 60 a Varese.

Tra i Comuni riconosciuti rientrano anche i capoluoghi di provincia di Lecco, Varese e Como, un segnale politico rilevante che evidenzia la volontà del Governo di considerare le specificità territoriali anche nei centri urbani inseriti in contesti montani o pedemontani.

I correttivi introdotti dal Governo

La nuova proposta del DPCM introduce correttivi sostanziali, includendo non solo i dati ISTAT, ma anche criteri di contiguità territoriale e l’appartenenza a gruppi di Comuni confinanti. L’obiettivo dichiarato è superare alcune delle distorsioni più evidenti della prima bozza, che aveva escluso numerose realtà pur inserite da anni in Comunità montane riconosciute.

Secondo l’onorevole Gian Antonio Girelli (Partito Democratico), si tratta di un passo avanti significativo. “È una correzione importante – afferma – che conferma quanto fossero fondate le critiche avanzate. L’impostazione originaria era eccessivamente rigida e priva di una reale lettura territoriale”. Il confronto con le Regioni, sottolinea Girelli, ha costretto l’Esecutivo a rivedere una scelta che avrebbe penalizzato ingiustamente molti Comuni.

Le esclusioni che restano: Iseo e Roè Volciano

Nonostante i correttivi, restano nodi irrisolti. In particolare, l’esclusione di Iseo viene giudicata negativamente da Girelli, che pur riconoscendo l’assenza di forti svantaggi strutturali, evidenzia il ruolo strategico del Comune all’interno della Comunità montana di riferimento.

Ancora più controverso il caso di Roè Volciano, definito una vera e propria anomalia. Il Comune si trova nel cuore della Valle Sabbia, tra Villanuova sul Clisi e Vobarno, ed è parte integrante della Comunità montana della Valle Sabbia. “Alla luce dei criteri aggiornati – afferma Girelli – la sua esclusione non trova alcuna giustificazione oggettiva, né geografica né funzionale”.

Le posizioni politiche: Lega e Regione Lombardia

Di segno opposto il giudizio della Lega. Il senatore Stefano Borghesi parla di una svolta positiva, attribuendo il risultato al lavoro del ministro Roberto Calderoli. “Il danno per il territorio bresciano è stato contenuto – dichiara – e le nostre valli sono state tutelate con attenzione. Grazie a criteri più precisi, restano inclusi praticamente tutti i Comuni”. Borghesi rivendica il ruolo della Lega come “sindacato del territorio”, capace di portare risultati concreti alle comunità locali.

Sulla stessa linea il presidente della Commissione Montagna di Regione Lombardia, Giacomo Zamperini, che sottolinea come i territori siano stati ascoltati. La nuova classificazione, afferma, riflette meglio la conformazione del territorio pedemontano, in particolare nelle aree affacciate sui laghi, e offre basi più solide per pianificare politiche mirate. Non esclude, tuttavia, ulteriori aggiustamenti nei prossimi mesi.

Le critiche di Uncem: “Nessuno si senta salvato”

Più critica la posizione dell’Unione nazionale Comuni Comunità Enti Montani (Uncem), che parla di “tempesta perfetta” e lancia un avvertimento: “Nessuno si senta salvato solo perché è dentro”. Dai circa 2.700 Comuni della bozza di dicembre 2025 si è arrivati agli oltre 3.700 attuali, ma secondo Uncem restano due questioni centrali.

La prima riguarda le risorse regionali: quanto investiranno le Regioni, oltre ai fondi nazionali, per rafforzare le politiche per la montagna? La seconda riguarda il sottoinsieme di Comuni che, sulla base di criteri socio-economici, beneficerà degli incentivi per medici, insegnanti, giovani imprese e aziende agricole. Il rischio, avverte l’Uncem, è quello di proseguire nel caos, aggravato dal fatto che l’associazione non è stata coinvolta nella Conferenza Unificata, nonostante una legge dello Stato lo preveda.

Una partita ancora aperta

La revisione dei criteri rappresenta un passo avanti concreto, soprattutto per territori come la provincia di Brescia. Ma le esclusioni residue, le incognite sulle risorse e la definizione degli incentivi dimostrano che la partita sulla montagna è tutt’altro che chiusa. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la nuova classificazione saprà davvero tradursi in politiche efficaci e durature per le aree interne.

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porntude
porntude
1 mese fa

A really good blog and me back again.

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