L’avvicinamento ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026 non è solo una questione di infrastrutture, cantieri e organizzazione sportiva. È anche, e soprattutto, un racconto politico e identitario che prende forma attraverso le parole dei territori protagonisti. Dal “Ghé sèm” lombardo al “Sèmo qua” veneto, emerge una narrazione che intreccia appartenenza, visione e responsabilità collettiva, affidata agli interventi dei presidenti di Regione Attilio Fontana e Alberto Stefani.
I due contributi, pubblicati oggi sui quotidiani del gruppo Athesis – Arena di Verona, Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova – accompagnano un’edizione speciale impreziosita da una controcopertina d’autore firmata da Milo Manara per Fondazione Arena. Un contesto editoriale che rafforza il valore simbolico dell’iniziativa, collocando le Olimpiadi dentro un racconto che va oltre lo sport.
L’armonia come chiave del messaggio lombardo
Nel suo intervento, Attilio Fontana individua nell’armonia la parola chiave del percorso verso Milano Cortina 2026. Un concetto che, nelle sue parole, è capace di unire popoli e culture, intrecciare storie e visioni, tenere insieme passato e presente, arte e innovazione, montagne e città. Una sintesi che racconta l’ambizione di un evento pensato non come episodio isolato, ma come processo collettivo radicato nei territori.
La Lombardia, spiega Fontana, si prepara a offrire al mondo una cerimonia d’apertura diffusa e globale, primo capitolo di un racconto che mette al centro i valori olimpici di fratellanza, rispetto e spirito atletico. Un evento che, secondo il presidente, nasce dai territori che lo hanno sognato e accolto, diventando occasione per costruire un’eredità concreta.
L’impatto dei Giochi, nella visione lombarda, non si esaurisce nelle due settimane di competizioni. L’eredità attesa riguarda lavoro, turismo, servizi e inclusione, con benefici destinati a protrarsi nel tempo e a rafforzare il tessuto economico e sociale regionale.
Il Veneto tra identità, paesaggio e civiltà
Speculare e complementare è il messaggio che arriva dal Veneto attraverso le parole di Alberto Stefani. Il presidente invita il territorio a “fermarsi a guardarsi allo specchio”, cogliendo nelle Olimpiadi e Paralimpiadi un messaggio universale di pace, fratellanza e rispetto. Un’occasione per riflettere su ciò che il Veneto rappresenta e su come intende presentarsi al mondo.
Nel suo intervento emergono con forza le Dolomiti, simbolo naturale riconosciuto a livello internazionale, e le città d’arte patrimonio dell’umanità, elementi che contribuiscono a definire l’identità profonda della regione. In questo quadro si inserisce anche la riqualificazione dell’Arena di Verona, indicata da Stefani come “una scelta di civiltà” e una delle eredità più significative dei Giochi.
L’Arena diventa così simbolo di continuità tra storia e futuro, luogo iconico che si rinnova per accogliere un evento globale senza perdere la propria identità. Un intervento che va letto non solo come opera infrastrutturale, ma come segnale culturale e politico.
Un progetto di futuro condiviso
Nel doppio intervento firmato dai presidenti di Lombardia e Veneto, l’Olimpiade assume il ruolo di progetto di futuro. Non solo un grande evento sportivo, ma un’occasione di rafforzamento infrastrutturale, sociale e identitario, capace di unire territori diversi sotto una visione comune.
Milano Cortina 2026 diventa così un racconto collettivo, in cui dialetti, paesaggi e storie locali si incontrano per costruire una narrazione condivisa. Dal “Ghé sèm” al “Sèmo qua”, il messaggio è chiaro: i territori ci sono, consapevoli della propria identità e pronti a trasformare i Giochi in un’eredità duratura.
In questo percorso, politica, cultura e sport si intrecciano, dando forma a un evento che guarda al mondo ma parte dalle comunità. Un racconto che accompagna l’attesa olimpica e che punta a lasciare un segno ben oltre il 2026.