Tre avvisi orali notificati ad altrettanti attivisti del Cs Magazzino 47 e di Onda Studentesca hanno acceso un duro confronto politico in città. I provvedimenti, firmati dal questore di Brescia Paolo Sartori, sono arrivati in seguito alla manifestazione del 24 gennaio a sostegno del Rojava. Secondo quanto riportato nei documenti, le condotte contestate avrebbero generato «un preoccupante allarme sociale e concreto pericolo per la sicurezza pubblica».
La decisione della Questura ha prodotto una reazione immediata su due fronti opposti. Da una parte, alcuni esponenti della maggioranza in Loggia hanno criticato l’utilizzo degli strumenti di prevenzione; dall’altra, parlamentari e rappresentanti del centrodestra hanno espresso pieno sostegno all’operato del questore, attaccando la conferenza stampa organizzata dagli attivisti contro i provvedimenti ricevuti.
I consiglieri comunali Francesco Catalano (Al lavoro con Brescia) e Valentina Gastaldi (Brescia attiva) parlano di una valutazione «del tutto politica». Ricordano come la manifestazione fosse stata concordata sul posto con i funzionari della Questura e sottolineano che, vista la concomitanza con la commemorazione di Nikolajewka in piazza Loggia, il presidio si sarebbe spostato nelle vie del Carmine «in segno di rispetto». Secondo i due esponenti, l’avviso orale sarebbe stato utilizzato per comprimere il diritto a manifestare e a esprimere le proprie opinioni, richiamando i principi sanciti dalla normativa sulla libertà di espressione.
Di segno opposto le posizioni del centrodestra. La deputata Cristina Almici definisce «gravissimo» l’attacco al questore, sostenendo che l’applicazione delle misure di prevenzione rientri pienamente nei compiti istituzionali di chi è chiamato a garantire sicurezza e ordine pubblico. Sulla stessa linea la deputata della Lega Simona Bordonali, che parla di «confine pericoloso superato» quando si contesta pubblicamente chi fa rispettare la legge. Anche il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Diego Invernici interviene con parole nette, ribadendo la necessità di fermezza contro illegalità e degrado e accusando una parte della sinistra di ambiguità sul tema della sicurezza.
Sostegno al questore arriva anche da Italia Viva Brescia, che prende le distanze dalle contestazioni e richiama l’importanza di investire sia in sicurezza sia in cultura, secondo il principio «1 euro in sicurezza, 1 euro in cultura». Il partito invita a un confronto costruttivo, ma ribadisce la fiducia nell’operato della Questura.
Dal fronte degli attivisti, la lettura è diametralmente opposta. Michele Borra, Gabriele Bernardi e Matilde – tra i destinatari degli avvisi – parlano di provvedimenti percepiti come intimidatori. Per loro si tratterebbe di strumenti che non passano dal vaglio preventivo di un magistrato e che rischiano di configurare una restrizione della partecipazione politica, pur in presenza di una manifestazione definita pacifica.
L’avviso orale, misura di prevenzione prevista dalla normativa in materia di pubblica sicurezza, rappresenta un richiamo formale rivolto a soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi. Non comporta sanzioni immediate, ma può costituire presupposto per ulteriori provvedimenti in caso di reiterazione di condotte ritenute illecite.
La vicenda evidenzia una frattura politica netta in città: da un lato la difesa della libertà di manifestazione, dall’altro la rivendicazione della centralità della legalità e dell’ordine pubblico. Il confronto resta aperto, mentre il dibattito si concentra sull’equilibrio tra diritti costituzionali e strumenti di prevenzione a disposizione delle autorità di pubblica sicurezza.