Si riapre un capitolo delicato nella lunga vicenda che coinvolge Cogeme e il Comune di Erbusco. A quasi dieci anni dall’avvio del contenzioso, la recente decisione dell’Organo arbitrale – destinata ora a essere esaminata dal Tribunale civile – riporta al centro del dibattito la scelta di Erbusco di uscire dalla compagine societaria della multiutility della Franciacorta.
Una decisione che, con ogni probabilità, innescherà un nuovo confronto legale tra le parti e che ha già suscitato preoccupazione tra gli amministratori degli altri Comuni soci. Tra le voci più nette quella del sindaco di Rovato, Tiziano Belotti, che interviene sottolineando le possibili ripercussioni sull’equilibrio della società.
La vicenda affonda le radici nel 2016, quando Erbusco, insieme ai Comuni di Paderno Franciacorta e Rudiano, aveva avviato un’iniziativa per uscire dalla società. Nel tempo, però, gli altri due enti si sono sfilati, lasciando Erbusco unico protagonista della battaglia. Oggi il Comune rappresenta il terzo azionista di Cogeme con il 7,6% delle quote.
Belotti ricostruisce anche il passaggio di governance che portò alla nomina del consiglio di amministrazione guidato da Lazzaroni, fase che – secondo il primo cittadino di Rovato – avrebbe segnato l’inizio di una stagione caratterizzata da tensioni e contrapposizioni culminate nella volontà di disimpegno societario. Un’uscita che, secondo il sindaco, avrebbe rischiato di mettere in seria difficoltà la multiutility, rendendo di fatto impraticabile la liquidazione delle quote.
Il nodo, tuttavia, non è solo giuridico ma anche politico. Cogeme rappresenta infatti una realtà storica del territorio: fondata oltre mezzo secolo fa, conta oggi 58 soci pubblici, circa 500 dipendenti e un bacino di 300mila cittadini serviti. Rovato, che ospita la sede principale della società, è il primo azionista con il 21,6% delle quote.
Per il sindaco Belotti la questione centrale riguarda la tutela di un patrimonio costruito in decenni di attività: servizi, occupazione, dividendi e sviluppo locale. «Quale senso ha mettere a rischio una realtà che ha generato benefici per il territorio per oltre cinquant’anni?» è l’interrogativo posto dal primo cittadino, che richiama le possibili conseguenze per gli enti soci e per i lavoratori nel caso in cui l’uscita si traducesse in uno scenario critico.
Se il giudice civile dovesse confermare quanto stabilito in sede arbitrale, si aprirebbe infatti una fase complessa, con potenziali ripercussioni sull’assetto societario. La posizione, pur legittima, di un singolo socio potrebbe incidere sul destino dell’intera struttura, è il timore espresso dall’amministrazione di Rovato.
A fare da contraltare alle tensioni degli anni passati, viene evidenziato anche il clima più compatto registrato recentemente all’interno della governance di Cogeme: l’ultimo consiglio di amministrazione è stato eletto all’unanimità, segnale di una rinnovata coesione tra i soci.
La partita ora si sposta sul piano giudiziario, ma il confronto resta anche politico e istituzionale. Sullo sfondo, la necessità di trovare una soluzione che tenga insieme le diverse posizioni e che salvaguardi un’infrastruttura economica e occupazionale considerata strategica per la Franciacorta.