Un ritrovamento nei fondali dell’alto Garda potrebbe riportare alla luce una delle pagine più drammatiche della cronaca locale degli anni Settanta. Nei giorni scorsi, durante un’immersione sportiva nelle acque antistanti il Comune di Nago-Torbole, un sub ha individuato resti umani che saranno recuperati a breve per consentire gli accertamenti necessari.
Secondo le prime valutazioni degli inquirenti, i resti potrebbero appartenere a Sergio Tamburini, autista di 37 anni dipendente della società “Arcese Trasporti”, rimasto coinvolto in un tragico incidente avvenuto la sera del 26 maggio 1973 lungo la Gardesana Orientale. L’episodio segnò profondamente la comunità locale per la dinamica e il bilancio delle vittime.
Quella sera un camion, per cause allora ricostruite nell’ambito delle indagini dell’epoca, si scontrò violentemente con un’autovettura che procedeva in senso opposto. Nell’impatto persero la vita, oltre a Tamburini, anche Egidio Ducati, 30 anni, collega dell’autista, e Bortolo Lombardi, 41 anni, conducente dell’auto coinvolta. Dopo lo schianto, il mezzo pesante precipitò nel lago, inabissandosi all’altezza del Corno di Bò, rendendo particolarmente complesse le operazioni di recupero.
All’epoca delle ricerche, soltanto il corpo di Egidio Ducati fu ritrovato alcuni giorni più tardi, a circa 40 metri di profondità. Per gli altri dispersi, nonostante gli sforzi messi in campo, non fu possibile giungere a un recupero. Il lago custodì così per oltre mezzo secolo un mistero rimasto irrisolto, sospeso tra il dolore dei familiari e le difficoltà tecniche legate alle immersioni in profondità.
Il recente rinvenimento potrebbe ora offrire una risposta attesa da decenni. Il recupero dei resti sarà seguito da accertamenti scientifici, tra cui l’esame del Dna, indispensabile per confermare l’identità della persona. Solo al termine delle analisi sarà possibile stabilire con certezza se si tratti effettivamente di Sergio Tamburini o di un’altra delle vittime della tragedia.
L’operazione di recupero richiederà particolare attenzione, considerata la profondità e le condizioni dei fondali dell’alto Garda. Le autorità competenti coordineranno le attività affinché si svolgano in sicurezza e nel rispetto delle procedure previste in casi di questo tipo.
A oltre cinquant’anni dall’incidente, il ritrovamento riaccende l’attenzione su una disgrazia che segnò profondamente il territorio gardesano. Se le analisi confermeranno l’identità, si potrà finalmente chiudere un capitolo rimasto aperto per mezzo secolo, offrendo ai familiari una verità definitiva e la possibilità di dare una degna sepoltura ai resti.
La vicenda testimonia come, anche a distanza di molti anni, la tecnologia e le attività di ricerca possano contribuire a fare luce su eventi rimasti irrisolti, restituendo memoria e identità a chi è stato inghiottito dalle acque del lago in una delle tragedie stradali più gravi della zona.