Omicidio stradale a Brescia: 5 anni e 4 mesi per la morte di Tecla Pluda

Condanna per guida in stato di ebbrezza e patente sospesa per 4 anni: riconosciuto il risarcimento ad Afvs

Tribunale di Brescia

Cinque anni e quattro mesi di reclusione, oltre alla sospensione della patente di guida per quattro anni. È questa la pena inflitta dal giudice del Tribunale di Brescia, Alessandro D’Altilia, a Giovanni Paloschi per l’omicidio stradale che nell’ottobre 2024 costò la vita a Tecla Pluda, insegnante di 68 anni.

La sentenza è stata accolta con rispetto dall’Associazione familiari e vittime della strada (Afvs), che ha definito la decisione «una condanna giusta ed esemplare». Il procedimento riguarda il tragico incidente verificatosi nell’autunno del 2024 e che aveva profondamente scosso la comunità locale.

L’incidente e le responsabilità

Secondo quanto ricostruito in sede processuale, l’imputato si era messo alla guida in stato di ebbrezza, procedendo a velocità sostenuta. La corsa si era conclusa con un tamponamento a catena che aveva coinvolto più veicoli e che aveva provocato la morte di Tecla Pluda.

Il giudice ha ritenuto accertate le responsabilità dell’uomo, pronunciando una condanna che prevede, oltre alla pena detentiva, la sospensione della patente per quattro anni, misura accessoria prevista nei casi di omicidio stradale.

Il risarcimento e il ruolo dell’Associazione

Oltre alla pena principale, il Tribunale ha disposto il risarcimento in favore dell’Associazione familiari e vittime della strada, liquidando una provvisionale di 10mila euro e riconoscendo 2.200 euro per spese legali. Il riconoscimento economico è stato motivato anche dal ruolo dell’Afvs quale ente esponenziale degli utenti della strada a livello nazionale.

In una nota, l’Associazione ha sottolineato come la provvisionale non rappresenti un mero ristoro economico, ma l’affermazione di un principio di responsabilità collettiva. Secondo quanto dichiarato, il risarcimento assume una funzione riparatoria in favore della comunità, a tutela della sicurezza stradale.

“Sentenze di questo tenore non sono frequenti. Non restituiscono la vita a Tecla Pluda, e questo resta il dolore più grande, ma una condanna giusta ed esemplare è anche uno strumento di prevenzione generale”, hanno evidenziato i rappresentanti dell’Afvs.

Le iniziative di prevenzione

Le risorse ottenute, ha fatto sapere l’Associazione, saranno reinvestite integralmente in attività di sensibilizzazione e prevenzione attraverso il progetto Pes – Prevenire, educare, sensibilizzare. Tra le iniziative previste vi è l’organizzazione di un incontro con gli studenti della scuola elementare “Giulia Ferraboschi” di Calcinato, dove Tecla Pluda insegnava.

L’obiettivo dichiarato è quello di trasformare una tragedia in un momento di educazione rivolto alle nuove generazioni, promuovendo una maggiore consapevolezza sui rischi legati alla guida in stato di alterazione e al mancato rispetto delle regole stradali.

La sentenza pronunciata dal Tribunale di Brescia si inserisce nel quadro delle normative sull’omicidio stradale, introdotte per rafforzare la tutela della sicurezza pubblica e contrastare comportamenti pericolosi alla guida. Resta ora la possibilità di eventuali impugnazioni nei successivi gradi di giudizio.

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