Il calo delle nascite continua a incidere sul futuro della scuola italiana e anche Brescia non è immune dal fenomeno. Nei prossimi anni diversi istituti potrebbero essere accorpati o chiusi a causa della diminuzione degli iscritti. Tuttavia, la presenza crescente di studenti non italiani rappresenta un fattore che, almeno in parte, compensa gli effetti della denatalità.
Secondo i dati più recenti, nelle scuole italiane – dall’infanzia alle superiori – si contano 930mila alunni con cittadinanza non italiana, pari all’11,6% del totale della popolazione scolastica. Oltre un quarto di loro si concentra in Lombardia, che registra 236mila studenti stranieri, equivalenti al 26% del dato nazionale, con un incremento di 15mila unità negli ultimi quattro anni.
Brescia tra le prime province in Italia
Nel confronto tra territori provinciali, Milano guida la classifica con 79.039 studenti non italiani, seguita da Roma (63.782) e Torino (39.465). Brescia si colloca al quarto posto a livello nazionale, con 32.747 alunni stranieri che rappresentano il 20% della popolazione scolastica provinciale.
Un dato che conferma la rilevanza della componente straniera nel tessuto sociale bresciano e che contribuisce a mantenere più stabile il numero complessivo degli iscritti. In un contesto di calo demografico strutturale, la presenza di famiglie straniere – mediamente più giovani – incide in modo significativo sugli equilibri del sistema educativo.
Trent’anni di trasformazioni
A fotografare l’evoluzione è la trentunesima edizione del rapporto Ismu, che evidenzia come negli ultimi decenni il panorama sia profondamente cambiato. All’inizio degli anni Novanta gli studenti stranieri nelle scuole italiane erano poco più di 30mila. Oggi il numero è cresciuto in maniera esponenziale, contribuendo a contenere la discesa complessiva della popolazione scolastica.
Il report segnala inoltre una distribuzione non omogenea sul territorio nazionale. Le regioni del Sud registrano una presenza inferiore di studenti stranieri rispetto al Nord, ma presentano un numero più elevato di minori non accompagnati. Anche in questo caso Milano è al primo posto con oltre mille presenze, seguita da Catania con 745.
Competenze e percorsi di studio
Sul fronte delle competenze emergono ancora criticità. Gli studenti non italiani risultano più esposti a contesti socioeconomici svantaggiati e presentano un rischio di dispersione implicita pari al 22,5%, contro l’11,6% degli studenti italiani.
I dati Invalsi indicano che in terza media gli alunni stranieri ottengono punteggi inferiori di 22,6 punti in italiano e di 13,5 punti in matematica. Tuttavia, proseguendo nel percorso scolastico, il divario in matematica tende ad annullarsi, mentre permane in italiano. Nelle prove di inglese, invece, gli studenti non italiani registrano risultati mediamente migliori.
Si osservano anche segnali di cambiamento nelle scelte formative. Cresce la presenza di studenti stranieri nei licei, in particolare tra coloro che sono nati in Italia. Rimane però un differenziale nelle aspirazioni: oltre il 50% degli studenti italiani delle medie dichiara di voler proseguire al liceo, contro il 38,3% degli studenti stranieri.
Una presenza eterogenea in Lombardia
La popolazione straniera residente in Lombardia si caratterizza per una marcata eterogeneità. I cittadini rumeni rappresentano la comunità più numerosa con 168.384 presenze (13,8%), seguiti da egiziani (110.031, pari al 9%) e marocchini (86.358, 7,1%). Subito dopo si collocano le comunità albanese, cinese e ucraina, mentre tra le altre nazionalità più presenti figurano Filippine, India, Perù, Pakistan, Sri Lanka e Senegal.
In un contesto segnato dalla denatalità, la componente straniera assume dunque un ruolo centrale nel mantenimento degli equilibri demografici delle scuole. I numeri evidenziano come la trasformazione del sistema educativo italiano sia ormai strutturale, con implicazioni rilevanti sia sul piano organizzativo sia su quello didattico.