Una distesa di 42 ettari dedicata al trattamento dei rifiuti organici e centinaia di camion in transito ogni giorno: è questo lo scenario prospettato nel cuore della Bassa bresciana, tra i comuni di Offlaga, Manerbio, Leno e Bagnolo Mella, dove la società Geobet srl ha presentato un progetto per la costruzione di un imponente impianto di compostaggio da 410mila tonnellate annue. Se approvato, si tratterebbe di una delle strutture più grandi d’Italia nel suo genere.
Il progetto ha subito sollevato forti perplessità, non solo per le dimensioni straordinarie, ma anche per le ricadute potenzialmente critiche su ambiente, viabilità e agricoltura locale. La proposta è attualmente al vaglio degli uffici competenti della Provincia di Brescia, che stanno esaminando la documentazione presentata dall’azienda.
Un impianto “fuori scala” secondo cittadini e amministratori
Comitati civici, amministrazioni comunali e residenti hanno già manifestato il loro dissenso, sottolineando come l’intervento sia sproporzionato rispetto alle caratteristiche del territorio rurale circostante. Secondo le prime analisi, i volumi previsti e il numero di trasporti giornalieri rappresenterebbero una trasformazione radicale del paesaggio agricolo e della qualità della vita nei comuni coinvolti.
Molti degli abitanti temono che il nuovo polo per la gestione dei rifiuti possa compromettere l’equilibrio ambientale e generare emissioni odorigene e inquinanti, andando a incidere negativamente sulla salubrità dell’aria e sulla vocazione agricola dell’area. Anche la viabilità locale è al centro delle critiche, con il rischio di intensificazione del traffico pesante su strade non progettate per reggere simili flussi.
Dubbi sulla società proponente
Oltre all’impatto ambientale, a generare ulteriore preoccupazione è la mancanza di trasparenza sul profilo della società Geobet srl, la cui esperienza e solidità nel settore sono oggetto di interrogativi da parte di associazioni e osservatori locali. L’assenza di garanzie solide e di una comprovata tracciabilità dell’azienda desta sospetti in merito alla gestione futura dell’impianto, in particolare per quanto riguarda la provenienza dei rifiuti e le modalità operative.
La mobilitazione del territorio
Nel frattempo, le comunità coinvolte stanno organizzando raccolte firme, assemblee pubbliche e osservazioni tecniche, formalizzate durante la fase di consultazione prevista nel procedimento amministrativo. I sindaci dei comuni interessati si stanno coordinando per esprimere congiuntamente le proprie riserve e chiedere valutazioni ambientali più approfondite.
L’intervento, se realizzato, segnerebbe un cambiamento irreversibile nel paesaggio della Bassa bresciana, una zona a forte connotazione agricola che rischierebbe di diventare punto di smistamento per rifiuti provenienti da tutta Italia.