Sarà il giudice ordinario a pronunciarsi sulla legittimità del fermo amministrativo disposto nei confronti della società LivaNova Plc, ex Sorin Spa, in relazione ai Siti di interesse nazionale (Sin) di Brescia Caffaro, Torviscosa (Udine) e Bacino del Fiume Sacco, nella zona di Colleferro (Roma). Lo ha stabilito il Tar del Lazio, con una sentenza che riconosce il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo sulla controversia.
Il provvedimento di fermo era stato emesso dall’allora ministero della Transizione Ecologica — oggi ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica — per tutelare i crediti maturati dallo Stato a seguito dei danni ambientali connessi alle bonifiche effettuate nei tre siti. Si tratta di una vicenda giudiziaria lunga e complessa, culminata con la condanna definitiva in Cassazione di LivaNova a risarcire il ministero con una somma di circa 453,5 milioni di euro.
In questo contesto, il Comune di Brescia attende di conoscere la modalità di ripartizione dei fondi, di cui una quota pari a 250 milioni di euro dovrebbe essere destinata al risarcimento per i danni subiti dal territorio. Tali risorse, una volta sbloccate, permetterebbero di avviare i progetti di bonifica e di compensazione ambientale per le aree agricole, orti e giardini contaminati nelle zone limitrofe al sito Caffaro.
Nella sentenza, i giudici amministrativi hanno spiegato che il fermo amministrativo impugnato da LivaNova è «uno strumento strettamente collegato alla pretesa di credito» e, in quanto tale, deve essere trattato dallo stesso giudice competente sulla controversia di base, cioè il giudice ordinario. Di conseguenza, la giurisdizione amministrativa è esclusa, e la società potrà riassumere il ricorso davanti al tribunale civile competente.
La decisione del Tar del Lazio non entra quindi nel merito della legittimità del fermo, ma chiarisce la competenza della sede giudiziaria in cui la questione dovrà essere approfondita. Nel frattempo, il Comune di Brescia resta in attesa degli sviluppi per poter finalmente contare su risorse fondamentali per completare la bonifica del sito Caffaro, tra i più contaminati d’Italia.