Caso Bozzoli: “Ragionevole certezza” sull’innocenza di Maggi

Nelle 118 pagine di motivazioni il giudice Franchioni spiega l’assoluzione in primo grado di Oscar Maggi, escludendo prove su movente, accordi o presenza nei minuti decisivi.

Non un semplice dubbio, ma una convinzione maturata alla luce degli atti. È con questa impostazione che il giudice Stefano Franchioni ha motivato l’assoluzione in primo grado di Oscar Maggi, ex operaio della fonderia Bozzoli, accusato di concorso nell’omicidio di Mario Bozzoli, l’imprenditore di Marcheno scomparso l’8 ottobre 2015. Nelle 118 pagine depositate, il magistrato afferma che “anziché di ragionevole dubbio sulla colpevolezza di Maggi, sembra più corretto parlare di ragionevole certezza sulla sua innocenza”.

Il procedimento si inserisce nella vicenda giudiziaria che ha già portato alla condanna definitiva all’ergastolo di Giacomo Bozzoli, nipote della vittima. Per Maggi, invece, il 17 dicembre scorso è arrivata l’assoluzione con la formula “per non aver commesso il fatto”, ora dettagliatamente argomentata nelle motivazioni.

Uno dei punti centrali riguarda l’assenza di prove su un eventuale coinvolgimento diretto. Il giudice evidenzia che non è stato dimostrato alcun movente, né l’esistenza di un accordo criminoso tra Giacomo Bozzoli e Oscar Maggi. Allo stesso modo, non risultano contatti o incontri sospetti tra i due, né prima né dopo la scomparsa dell’imprenditore, tali da far ipotizzare un rapporto privilegiato o una pianificazione condivisa.

Particolare attenzione viene riservata ai cosiddetti “minuti critici”, collocati tra le 19.15 e le 19.18 dell’8 ottobre 2015, lasso temporale ritenuto decisivo per la ricostruzione dei fatti. Secondo quanto riportato nelle motivazioni, non vi è prova che Maggi si trovasse nei pressi del “forno grande” in quel frangente. Al contrario, emergerebbe la verosimile assenza dell’operaio dal reparto fonderia, poiché impegnato a procurarsi rame per alimentare il proprio forno.

A supporto di questa ricostruzione, il giudice richiama le immagini della telecamera CAM 1 che alle 19.19 riprenderebbero una ruspa in entrata al magazzino barre. Un elemento che, secondo la sentenza, collocherebbe Maggi altrove rispetto al luogo in cui si sarebbe consumata l’aggressione. Inoltre, viene sottolineato che anche qualora si fosse trovato nel capannone, non sarebbe automaticamente dimostrato che abbia assistito o partecipato all’azione criminosa.

Sul piano personale, la sentenza descrive Maggi come “incensurato e del tutto estraneo al circuito della criminalità”. Dopo la scomparsa di Mario Bozzoli, l’uomo avrebbe proseguito regolarmente la propria attività lavorativa. Né familiari, né colleghi, né carabinieri avrebbero riscontrato comportamenti anomali, agitazione o segnali di cedimento emotivo nelle ore immediatamente successive ai fatti.

Il giudice osserva inoltre che, negli anni successivi, Maggi ha continuato a vivere e lavorare in Val Trompia senza evidenze di anomalie patrimoniali o finanziarie. Anzi, la cessazione dell’attività della Bozzoli lo avrebbe posto in difficoltà economica quando si è trovato costretto a cercare una nuova occupazione. Un quadro ritenuto incompatibile con l’ipotesi di un coinvolgimento nel delitto.

Nel complesso, le motivazioni delineano un impianto accusatorio ritenuto privo di riscontri oggettivi sufficienti a sostenere la responsabilità dell’ex operaio. Da qui la conclusione: l’assoluzione pronunciata il 17 dicembre si fonda su una valutazione che va oltre il dubbio, arrivando a escludere elementi concreti di colpevolezza.

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