Stato di agitazione nelle sedi Coin, coinvolta anche Brescia

I sindacati proclamano la mobilitazione nazionale: chiusure annunciate e perdite per 35 milioni, il gruppo replica con un piano da 10 milioni di investimenti.

È stato proclamato lo stato di agitazione in tutte le sedi Coin d’Italia, compresa Brescia, dove nel punto vendita di corso Magenta lavorano circa trenta addetti. La decisione è stata assunta unitariamente da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil alla luce della situazione economica e industriale che interessa il gruppo.

Le organizzazioni sindacali hanno chiesto l’apertura urgente di un tavolo di confronto al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Dalle prime indicazioni, l’incontro dovrebbe svolgersi venerdì 27 febbraio. Al centro della richiesta, la necessità di fare chiarezza sulla tenuta del piano di risanamento e sulle ricadute occupazionali.

Perdite e calo delle vendite

I dati illustrati dalla direzione aziendale delineano un quadro critico. Nonostante l’aumento di capitale avvenuto nel settembre 2025, l’ultimo esercizio si è chiuso con un andamento negativo. Le vendite del 2025 risultano inferiori rispetto al 2024, in un contesto segnato da un calo significativo degli ingressi nei negozi.

Il gruppo registra una perdita a livello di margine operativo lordo pari a 35 milioni di euro, con una gestione che continua a incidere pesantemente sulle risorse disponibili. Secondo quanto emerso, i nuovi layout e concept commerciali introdotti negli store non sarebbero riusciti a compensare la flessione del traffico.

Chiusure e ammortizzatori sociali

A preoccupare ulteriormente è l’annuncio di nuove chiusure legate a sfratti esecutivi. Tre punti vendita storici sono destinati alla cessazione dell’attività: Roma Cola di Rienzo dal 4 aprile 2026, Milano Corso Vercelli e Verona dal 31 luglio 2026.

Oltre alle chiusure, l’azienda ha prospettato l’attivazione di ammortizzatori sociali o strumenti di flessibilità per altre sedi, tra cui Cinecittà e San Giovanni a Roma, Mestre e Firenze. Brescia non rientrerebbe tra i punti vendita più a rischio, ma la situazione nazionale genera preoccupazione anche tra i lavoratori della sede cittadina.

Secondo i sindacati, le scelte annunciate rischiano di compromettere un reale percorso di rilancio e potrebbero configurare una progressiva riduzione della presenza del marchio sul territorio. Le sigle chiedono trasparenza sui numeri del piano industriale e garanzie concrete sulla salvaguardia occupazionale.

“Non si può parlare di rilancio mentre si chiudono negozi storici e si scarica il peso della crisi su lavoratrici e lavoratori con oltre vent’anni di anzianità aziendale”, dichiarano Filcams, Fisascat e Uiltucs, ribadendo la necessità di un confronto istituzionale.

La replica del Gruppo Coin

Il gruppo Coin ha sottolineato di aver superato la fase di messa in sicurezza grazie all’ingresso della nuova compagine azionaria e al conseguente aumento di capitale, che avrebbe garantito la continuità aziendale.

La società afferma di trovarsi ora nella fase più operativa del percorso di risanamento, orientato alla costruzione di un modello di business sostenibile. Gli interventi sulla rete sarebbero limitati ai punti vendita caratterizzati da perdite strutturali o da fattori esterni indipendenti dalla volontà aziendale.

Coin ha inoltre dichiarato l’impegno a gestire questa fase con responsabilità, puntando all’attivazione di ammortizzatori sociali per mantenere il livello occupazionale senza ricorrere a licenziamenti collettivi. L’obiettivo dichiarato è tutelare gli oltre mille lavoratori della rete di vendita.

Nel piano illustrato rientrano investimenti per almeno 10 milioni di euro destinati alla riqualificazione e ottimizzazione della rete dei negozi, oltre allo studio di nuove partnership commerciali per rafforzare il posizionamento del marchio. Secondo l’azienda, si registrerebbero anche primi segnali di miglioramento della redditività operativa.

Il confronto tra azienda e sindacati si sposterà ora al tavolo ministeriale, in un passaggio considerato decisivo per il futuro della rete Coin e per la tutela dei lavoratori coinvolti.

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