Resta aperto il capitolo giudiziario sul focolaio di tossinfezione alimentare da salmonella che ha coinvolto alcune mense scolastiche della Valtrompia servite dal centro cottura di Inzino. Gli accertamenti di carattere tecnico-sanitario effettuati da Ats Brescia sono stati conclusi, ma gli esiti non possono al momento essere diffusi perché la documentazione è stata acquisita nell’ambito dell’indagine avviata dalla Procura di Brescia.
Il quadro mantiene quindi un elemento di incertezza per le amministrazioni comunali e, soprattutto, per le famiglie interessate. I sindaci dei territori coinvolti avevano infatti sollecitato l’Agenzia di tutela della salute per ottenere informazioni utili da comunicare ai cittadini e ai genitori.
Oltre cento persone con sintomi
A rendere particolarmente delicata la vicenda è stato il numero delle persone che, nei giorni scorsi, hanno manifestato sintomi riconducibili alla tossinfezione. I casi sintomatici segnalati sono stati circa 120, comprendendo anche alcuni adulti.
Tra le persone coinvolte ci sono stati diversi bambini, alcuni dei quali hanno avuto bisogno di cure ospedaliere. I ricoveri hanno interessato gli Spedali Civili di Brescia e la Poliambulanza, contribuendo ad alimentare la preoccupazione tra le famiglie che utilizzano i servizi di refezione scolastica.
L’episodio ha spinto le amministrazioni di Gardone Val Trompia, Concesio, Marcheno, Nave e Sarezzo a chiedere ad Ats un aggiornamento sulla situazione e sugli accertamenti effettuati.
Gli accertamenti di Ats
A fare il punto sull’attività svolta dall’Agenzia è stato il direttore generale di Ats Brescia, Claudio Vito Sileo. Gli accertamenti, ha spiegato, sono stati condotti sotto il profilo tecnico e sanitario e in collaborazione con il Comando carabinieri per la Tutela della Salute.
Il lavoro degli operatori sanitari si è però inserito in un quadro investigativo più ampio. Considerata la rilevanza della vicenda, infatti, la Procura di Brescia ha avviato un procedimento che riguarda l’origine e le circostanze del focolaio.
È proprio la presenza dell’indagine giudiziaria a impedire, per il momento, la divulgazione degli esiti delle verifiche.
La documentazione resta alla Procura
Ats ha chiarito che gli esiti degli accertamenti e la documentazione raccolta durante le verifiche non possono essere trasmessi o resi pubblici finché l’autorità giudiziaria non deciderà diversamente.
Il direttore generale dell’Agenzia ha precisato che l’attuale riserbo non sarebbe quindi riconducibile a una scelta autonoma dell’ente sanitario, ma alla necessità di non compromettere lo svolgimento dell’attività investigativa.
La situazione crea però una difficoltà anche per i Comuni, che hanno il compito di mantenere i contatti con le famiglie e di fornire aggiornamenti alla cittadinanza. Gli amministratori locali hanno incontrato i genitori interessati e continuano a condividere le comunicazioni che vengono rese disponibili da Ats.
Le famiglie, dal canto loro, attendono di conoscere con maggiore precisione l’origine della contaminazione e gli esiti delle verifiche effettuate nelle strutture coinvolte. Al momento, alcuni genitori hanno scelto di non rilasciare dichiarazioni pubbliche, considerando l’indagine della magistratura uno strumento utile a fare piena luce sull’accaduto.
Coinvolto anche un asilo nido di Concesio
Tra le strutture interessate dalla vicenda figura anche l’asilo nido di Concesio inaugurato recentemente. Dall’inizio del focolaio, per la preparazione dei pasti destinati ai bambini è stata adottata una soluzione alternativa.
Il servizio di refezione è stato infatti trasferito al centro cottura dell’Azienda speciale del Comune. Una decisione assunta in via prudenziale mentre proseguono gli accertamenti.
Il sindaco di Concesio, Agostino Damiolini, ha spiegato che l’amministrazione ha scelto di attendere gli esiti dell’attività investigativa prima di ulteriori valutazioni. L’obiettivo indicato dal primo cittadino è quello di arrivare a un chiarimento sulle responsabilità e garantire adeguate forme di tutela sia per l’ente sia per i bambini.
Famiglie in attesa di risposte
La vicenda rimane dunque sospesa tra l’esigenza di trasparenza nei confronti delle famiglie e la necessità di mantenere riservati gli elementi acquisiti dalla magistratura.
Ats ha concluso la propria attività tecnico-sanitaria, ma i risultati non sono ancora disponibili pubblicamente. Sarà quindi la Procura di Brescia, nell’ambito dell’indagine in corso, a stabilire quando e quali informazioni potranno essere rese note.
Nel frattempo, i Comuni della Valtrompia interessati dal focolaio continuano a mantenere i rapporti con i genitori, mentre resta alta l’attenzione sulla vicenda che ha coinvolto numerosi bambini e portato alcuni di loro al ricovero ospedaliero.
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