Nove arresti nel Bresciano per sequestro e armi

Operazione della Squadra Mobile di Brescia coordinata dalla Dda: contestati sequestro di persona, rapina e detenzione illegale di pistole. Uno degli indagati è accusato anche di possesso di materiale pedopornografico

Squadra Volante Polizia

Una complessa indagine della Squadra Mobile di Brescia, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica, ha portato all’arresto di nove cittadini indiani regolarmente presenti in Italia. Le accuse contestate riguardano principalmente sequestro di persona e porto illegale di armi, nell’ambito di una vicenda che avrebbe coinvolto violenze, minacce e richieste di denaro ai danni di un connazionale.

Gli arresti sono stati eseguiti con il supporto delle Squadre Mobili di diverse province italiane, tra cui Caserta, Bergamo, Cremona, Mantova, Reggio Emilia, Rovigo e Vicenza, oltre ai Reparti Prevenzione Crimine e alle Unità Cinofile Antiesplosivo della Polizia di Stato.

Durante le attività investigative, uno degli arrestati sarebbe stato inoltre trovato in possesso di materiale pedopornografico custodito sul proprio telefono cellulare, circostanza per la quale è stata adottata un’ulteriore misura cautelare.

L’indagine partita da un episodio a Ghedi

L’inchiesta ha avuto origine il 9 gennaio scorso, quando tre uomini di nazionalità indiana erano stati arrestati in flagranza dopo un intervento in un ufficio postale di Ghedi.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, i tre avrebbero accompagnato un connazionale e la madre dello stesso all’interno dell’ufficio con l’obiettivo di costringerli, sotto la minaccia di pistole semiautomatiche, a prelevare 6.000 euro depositati su un libretto postale.

La situazione sarebbe stata interrotta grazie alla richiesta di aiuto delle vittime, che sarebbero riuscite ad avvertire un poliziotto libero dal servizio presente casualmente nell’ufficio e la Polizia Locale.

L’intervento immediato delle forze dell’ordine aveva permesso di bloccare i tre uomini e avviare gli approfondimenti investigativi che hanno poi portato agli ulteriori sviluppi dell’operazione.

Le armi sequestrate

Durante le perquisizioni effettuate dopo i primi arresti, gli investigatori hanno rinvenuto e sequestrato due pistole semiautomatiche, entrambe risultate rubate.

Le armi sarebbero state sottratte nel 2021 durante un furto in un’abitazione di San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona. Oltre alle pistole, sono state sequestrate anche munizioni di vario calibro e diversi telefoni cellulari ritenuti utili per ricostruire i rapporti tra gli indagati.

Secondo quanto emerso dalle verifiche, cinque degli arrestati sono accusati anche della detenzione illegale delle armi.

La ricostruzione del sequestro

Gli investigatori della Squadra Mobile hanno ricostruito una vicenda più ampia attraverso l’analisi dei dispositivi elettronici, delle comunicazioni telefoniche, dei tabulati e dei profili social collegati agli indagati.

Secondo l’accusa, la vittima sarebbe stata sequestrata già dal pomeriggio dell’8 gennaio. Gli indagati, utilizzando un inganno e minacce di morte, l’avrebbero condotta incappucciata in una cascina in provincia di Rovigo.

Qui, secondo la ricostruzione investigativa, l’uomo sarebbe stato sottoposto a violenze fisiche e costretto a consegnare denaro e altri beni in suo possesso. Gli aggressori avrebbero inoltre sottratto carte di credito e denaro contante, arrivando a obbligare la vittima a effettuare un bonifico verso uno degli indagati.

Le violenze sarebbero state anche registrate con video utilizzati come ulteriore forma di minaccia per costringere la vittima a soddisfare le richieste dei sequestratori.

La mattina successiva, sempre secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, l’uomo sarebbe stato trasferito in provincia di Reggio Emilia, dove sarebbe stato chiuso in una stanza all’interno di un’abitazione e nuovamente sottoposto a violenze.

Le misure adottate dopo gli arresti

A seguito dell’operazione, il Questore della provincia di Brescia Paolo Sartori ha disposto la revoca dei permessi di soggiorno nei confronti degli arrestati, in considerazione della gravità dei fatti contestati.

L’eventuale espulsione dal territorio italiano potrà essere valutata dopo l’esecuzione dei provvedimenti giudiziari e una volta concluso il percorso previsto dalla giustizia italiana.

Le attività investigative proseguono per verificare eventuali ulteriori collegamenti e possibili responsabilità di altre persone coinvolte nella vicenda.

Redazione

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