Da oltre un mese è operativo il Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa 2026-2028, che introduce nuove regole per rendere più omogeneo il sistema delle prenotazioni sanitarie. Molte delle disposizioni, tuttavia, riprendono norme già previste in passato e applicate in maniera differente da Regione a Regione.
Tra gli obiettivi c’è anche quello di rendere più semplice l’accesso alle prestazioni. Le Regioni sono chiamate a organizzare i Centri unici di prenotazione (Cup) attraverso un’agenda integrata che comprenda strutture pubbliche, privato accreditato e prestazioni in libera professione intramuraria.
L’intento è evitare che il cittadino debba cercare autonomamente un posto disponibile passando da una struttura all’altra. Un principio che, secondo diverse associazioni impegnate nella tutela degli utenti, deve però ancora trasformarsi pienamente in un diritto concreto.
Il servizio attivato dagli Spedali Civili
In questo scenario si inserisce l’iniziativa degli Asst Spedali Civili, che ha attivato un servizio specifico per chi deve prenotare una prima visita o una prima prestazione con priorità U, B o D.
La priorità U, urgente, prevede l’erogazione entro 72 ore. La B, breve, deve essere garantita entro 10 giorni, mentre la D, differibile, entro 30 giorni per le visite specialistiche e 60 giorni per le prestazioni strumentali.
Restano invece fuori dal nuovo percorso le prestazioni con priorità P, programmabili entro 120 giorni, così come i controlli e i follow-up. Proprio quest’ultimo aspetto continua a rappresentare una criticità, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione.
Dalla ricerca del posto alla presa in carico
Il meccanismo messo in campo dagli Spedali Civili punta a evitare che il cittadino debba cercare da solo una disponibilità o attivare successivamente un percorso di tutela quando non riesce a trovare un appuntamento.
Gli sportelli fisici e telefonici devono infatti verificare le agende disponibili e, quando non c’è uno slot prenotabile, proporre l’inserimento nella Lista di presa in carico (Lpc) attraverso il portale regionale.
La gestione è affidata a un ufficio istituito nel 2026, diretto dal dottor Giovanni Poggialini, con una responsabile sanitaria, la dottoressa Valentina Nervi, e quattro operatori. Ogni mese vengono seguite circa 3.000 posizioni, a fronte di circa 150 mila prenotazioni complessive.
Prima le urgenze, poi le altre priorità
Gli operatori sono suddivisi per reparti e devono fornire una risposta alle richieste rispettando l’ordine delle priorità.
Le pratiche U vengono normalmente affrontate entro 24 ore, mentre per le B la risposta arriva mediamente in cinque o sei giorni. Successivamente vengono gestite le richieste con priorità D.
Secondo i dati forniti dall’Asst, attualmente viene garantita una risposta entro i tempi previsti nel 98% dei casi, per un volume di circa 3.000 posizioni al mese. Il percorso è automatico e non richiede al cittadino ulteriori richieste dopo l’inserimento.
Rimane comunque attivo il tradizionale percorso di tutela, che oggi viene utilizzato soprattutto per le prestazioni con priorità P.
Il nodo dei controlli e dei posti che ricompaiono
Gli Spedali Civili gestiscono inoltre, attraverso un percorso analogo a quello della tutela, anche le richieste relative a follow-up e controlli: si tratta mediamente di altre 250 posizioni ogni mese.
Per Donatella Albini, ginecologa e responsabile salute di Sinistra Italiana, l’iniziativa degli Spedali Civili rappresenta un passo positivo, ma lascia aperti alcuni interrogativi.
Il principale riguarda il fenomeno, segnalato dagli utenti, del posto che non risulta disponibile al momento della prima telefonata e che invece compare qualche giorno più tardi. Tra le possibili spiegazioni vengono ipotizzate rinunce o l’utilizzo di altre modalità di erogazione, compresa l’intramenoia.
L’agenda unica resta il punto decisivo
Per Albini, un’agenda realmente unica, capace di comprendere anche tutte le strutture private accreditate, potrebbe contribuire a ridurre il problema. Questo strumento, però, non sarebbe ancora pienamente operativo nonostante gli annunci regionali.
Resta inoltre irrisolto il tema dei controlli successivi alle visite. Tempi troppo lunghi rischiano infatti di compromettere la funzione preventiva della sanità.
La soluzione, secondo Albini, dovrebbe prevedere una vera presa in carico del paziente: al termine della visita specialistica, dovrebbe essere direttamente la struttura sanitaria a programmare il successivo controllo, evitando che sia il cittadino a dover ricominciare da capo la ricerca di una disponibilità.
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