Salvaguardia del Lago di Garda: un addio necessario alle reti per anguille

La rimozione delle postazioni fisse da pesca marca un passo verso la protezione ambientale

Il Lago di Garda ha intrapreso un’importante operazione di tutela ambientale, dando il via alla rimozione delle “roste”, le postazioni fisse un tempo dedicate alla pesca dell’anguilla. Questa decisione segue il divieto imposto dal 2011, dopo la rilevazione di contaminazione da Pcb in circa il 40% degli esemplari di anguilla, che aveva portato al bando di pesca, commercializzazione e consumo delle anguille del Garda.

Le “roste” erano diventate un problema: oltre ad essere un rifiuto speciale, rappresentavano un pericolo per la navigazione e ormai un residuo di un’attività vietata. Il processo di rimozione, avviato nello spazio acqueo di Sirmione e previsto per estendersi a Desenzano, è frutto di un’iniziativa regionale su sollecitazione del Wwf. Gli stessi pescatori che avevano installato queste strutture sono ora responsabili della loro rimozione, simbolo di un’epoca di pesca che, a causa delle restrizioni ambientali, vede il suo inevitabile tramonto.

La pesca nel Lago di Garda affronta un periodo di grave crisi, con la scomparsa di specie un tempo comuni e il divieto di ripopolamento per altre considerate alloctone. Le roste, pur facendo parte del “panorama” lacustre da secoli, sono diventate fonte di degrado ambientale. Abbandonate e a brandelli, queste strutture rilasciano nel lago materie plastiche, ferro e piombo, costituendo una minaccia sia per la fauna che per l’ecosistema lacustre.

Il Wwf ha sottolineato l’importanza di questa operazione, non solo per eliminare un pericolo fisico, ma anche come simbolo di un cambiamento necessario verso pratiche più sostenibili. “Una decisione drastica, ma puntuale”, hanno commentato, evidenziando l’urgenza di procedere fino in fondo per proteggere il lago e le sue specie.

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