La vicenda giudiziaria ha visto una svolta significativa in secondo grado: la condanna a 30 anni è stata aggravata all’ergastolo, con i giudici che hanno sottolineato il carattere premeditato del delitto, nonché elementi di particolare crudeltà. I difensori di Fontana hanno impugnato la sentenza, sollevando dubbi sulla logicità delle aggravanti riconosciute.
La determinazione della pena in grado di appello ha sollevato questioni delicate sulla valutazione delle prove e sull’interpretazione delle motivazioni che hanno spinto Fontana all’omicidio, descritto come un atto di violenza di genere. Secondo la corte, il movente sarebbe stato un “intento vendicativo” per punire la Maltesi, che cercava di conquistare indipendenza economica e personale.
Nelle prossime settimane, la Cassazione stabilirà la data di un’udienza cruciale, che potrebbe concludere il processo con una conferma della sentenza o l’ordine di un nuovo processo di appello. Questa decisione sarà fondamentale per stabilire se le aggravanti contestate dai legali di Fontana saranno considerate sufficienti per giustificare l’ergastolo.