La seduta speciale della commissione Servizi alla persona della Loggia, guidata da Beatrice Nardo, si è svolta nella sede del Centro antiviolenza Butterfly. Presenti all’incontro Moira Ottelli, presidente del Centro, Roberta Leviani, direttrice, e l’assessora Anna Frattini. Le linee di intervento del Centro antiviolenza Butterfly si suddividono in tre principali: il supporto diretto alle donne che si recano al Centro, il servizio telefonico h24 disponibile per forze dell’ordine, pronto soccorso e Servizi sociali, e le case rifugio gestite dalla cooperativa Butterfly.
Le attività del Centro antiviolenza Butterfly
Il Centro antiviolenza Butterfly ha accolto 77 donne dall’inizio dell’anno, di cui 38 sono state prese in carico. In totale, sono 122 le donne seguite, con una maggioranza del 70% di cittadine italiane. Roberta Leviani ha evidenziato che il percorso di affrancamento, pur restando nella propria abitazione, può durare fino a un anno, ma con il supporto delle operatrici, avvocate, psicologhe e una pedagogista, le vittime possono raggiungere l’autonomia necessaria per superare la situazione di violenza.
Il servizio telefonico attivo 24 ore su 24 ha ricevuto 58 chiamate da gennaio, con 25 casi presi in carico e 30 figli assistiti. La permanenza nelle case rifugio può variare da un mese a sei mesi, con la possibilità di trasferimento in altre località per garantire maggiore sicurezza alle vittime. Moira Ottelli ha spiegato che il 50% delle richieste di aiuto proviene da cittadine straniere, evidenziando le difficoltà di accompagnamento dovute a differenze culturali.
Sostegno economico e progetti futuri
Le risorse economiche per il funzionamento del Centro provengono per l’80% da contributi della Regione, del Comune di Brescia e di altri 25 comuni, oltre che da donazioni private. L’assessora Anna Frattini ha sottolineato che il Comune di Brescia garantisce la gratuità dei servizi per i minori delle madri maltrattate residenti, e una tariffa ridotta per le non residenti. Frattini ha inoltre annunciato un prossimo progetto mirato a coinvolgere negozianti e baristi della zona per trasformarli in sentinelle sul territorio, rafforzando così la Rete antiviolenza.