La decisione dell’Asst Garda di sospendere l’attività del Punto nascita di Gavardo dal primo luglio è motivata da un drastico calo dei parti. L’azienda sanitaria pubblica sottolinea che la misura è necessaria per garantire la sicurezza e l’efficienza dei servizi.
Il Punto nascita di Gavardo ha registrato una costante diminuzione dei parti, scendendo da 466 nel 2020 a soli 93 nei primi sei mesi del 2024. La previsione per fine anno è inferiore a 200 parti, ben al di sotto della soglia minima di 500 parti annui richiesta dall’accordo Stato Regioni del 2010. Questa situazione ha portato alla decisione di chiudere temporaneamente la sala parto, con un impatto significativo per i futuri genitori dell’area.
Nonostante la chiusura della sala parto, la Asst Garda si impegna a potenziare i servizi territoriali e di accompagnamento mamma-bambino. Nelle otto settimane successive al primo luglio, sarà comunque garantita la presa in carico delle donne gravide che si presentano al Pronto soccorso di Gavardo. L’obiettivo è quello di implementare un progetto che rafforzi i percorsi e i servizi dedicati alle future mamme e ai neonati.
Situazione del bacino di utenza
Il bacino potenziale di circa 700 parti in Valle Sabbia e Alto Garda vede solo il 30% delle donne scegliere Gavardo per partorire. Questo dato evidenzia un indice di attrattività relativamente basso, nonostante l’alta fiducia nei servizi ambulatoriali ostetrico-ginecologici dell’ospedale. Roberta Chiesa, direttore generale di Asst Garda, sottolinea che tutte le altre attività ospedaliere e ambulatoriali di Ginecologia verranno mantenute.
Preoccupazione tra i cittadini
La chiusura del Punto nascita solleva preoccupazione tra i sindaci del territorio, incluso Davide Comaglio, primo cittadino di Gavardo. “Siamo dispiaciuti per la chiusura della sala parto, una struttura che fino alla fine degli anni ’90 era considerata un’eccellenza con circa mille nascite all’anno,” afferma Comaglio. La decisione arriva in un momento in cui sono in corso importanti investimenti strutturali per l’ospedale di Gavardo, compresa l’inaugurazione di una nuova Emodinamica.
Impatto sulla comunità
La chiusura della sala parto rappresenta un significativo cambiamento per la comunità della Valsabbia e dell’area del medio e alto Garda. L’ospedale di Gavardo era l’unica struttura disponibile per un vasto territorio, e la sua chiusura temporanea obbliga le future mamme a cercare alternative lontane. Questo scenario mette in evidenza la necessità di una riorganizzazione efficace dei servizi sanitari per garantire il sostegno necessario alle donne in gravidanza.
la diminuzione dei parti all’ospedale di Gavardo (dove io stessa ho partorito due volte nel 2014 e nel 2014, trovandomi molto meglio dal punto di vista sia umano sia assistenziale rispetto all’ultimo parto nel 2023) è stata indotta non dalla libera scelta informata ma dall’aperto boicottaggio dei punti nascita più grandi in vista in una corsa all’accaparramento delle risorse che ha dispiegato le sue forze in tal senso anche nei presidi sul territorio. Ho sentito con le mie orecchie, all’interno di altre strutture ospedaliere voci della serie “se vai a partorire a Gavardo muori”; affermazione non solo assurda ma scandalosamente… Leggi il resto »