L’escalation mediatica delle ultime settimane non è altro che un’ulteriore manifestazione di un’emergenza cronica, quella del sovraffollamento del carcere di Brescia, intitolato a Nerio Fischione. Nonostante i numerosi appelli e denunce, non sono state prese misure concrete per risolvere il problema.
Un appello al presidente Mattarella
La recente lettera al presidente Mattarella rappresenta solo l’ennesimo tentativo di sensibilizzare le autorità sulle condizioni disumane del carcere.
Il sovraffollamento del carcere di Canton Mombello torna periodicamente a smuovere le coscienze, ma raramente induce i politici a prendere decisioni concrete. La cultura retributiva della pena è ancora prevalente in Italia, impedendo una reale riforma del sistema carcerario. Francesco Petrelli, presidente delle Camere penali, ha recentemente sottolineato l’immobilità delle autorità competenti nel risolvere questa crisi.
Una storia di disumanità
Il problema del sovraffollamento a Canton Mombello esiste da sempre, con il carcere ottocentesco che mostra tutta la sua obsolescenza.
Già negli anni ’70, durante la famosa rivolta del 1974, il carcere ospitava 330 detenuti, ben oltre la capacità prevista di 182 posti. Nel 2003, il sovraffollamento raggiungeva punte di 400 detenuti, con celle che ospitavano fino a 21 persone. Anche i provvedimenti legislativi come l’indulto del 2006, che portò alla scarcerazione di 157 detenuti, non hanno avuto effetti duraturi, riportando presto il numero di detenuti a livelli insostenibili.
Interventi e prese di posizione
Nonostante le numerose visite di delegazioni parlamentari e regionali, il sovraffollamento carcerario a Brescia rimane una piaga irrisolta.
Periodicamente, politici e consiglieri regionali visitano la struttura e ne escono sconvolti, ma senza apportare cambiamenti concreti. Nel 2011, i penalisti bresciani seguirono Marco Pannella in uno sciopero della fame per protestare contro le condizioni di detenzione. Lo scorso anno, Francesco Castelli, presidente della Corte d’appello di Brescia, ha denunciato l’immobilità delle istituzioni riguardo alla situazione del carcere. Recentemente, anche l’autorità garante nazionale dei detenuti ha dichiarato l’inaccettabilità delle condizioni di Canton Mombello, chiedendone la chiusura.
Una crisi senza fine
A fronte di una politica immobilista, i detenuti continuano a vivere in condizioni disumane, scrivendo appelli che rimangono inascoltati.
Nel 2006, i detenuti scrissero al garante per denunciare le condizioni disumane, con celle da cinque metri quadrati che ospitavano cinque persone. Quindici anni dopo, la situazione non è migliorata, con i detenuti che ora si rivolgono al presidente Mattarella. La mancanza di spazi, l’igiene precaria e le difficoltà sanitarie continuano a rendere la vita in carcere insopportabile, senza che le autorità prendano provvedimenti concreti per migliorare le condizioni di detenzione.