I test per le professioni sanitarie dell’Università degli Studi di Brescia si sono svolti al Brixia Forum, con una partecipazione significativa ma in calo rispetto agli anni precedenti. Dei 1.314 candidati iscritti, solo 1.204 si sono presentati per competere per uno degli 801 posti disponibili. Questo dato evidenzia una flessione preoccupante, confermando una tendenza negativa che ha colpito anche altre aree del Paese. Infatti, nel corso degli ultimi tre anni, l’università ha visto diminuire il numero di iscritti alle prove: dai 1.564 candidati del 2022 si è passati a 1.429 nel 2023, fino ai 1.314 di quest’anno.
Il rettore Francesco Castelli ha espresso la sua preoccupazione per il calo di interesse verso le professioni sanitarie, specialmente per quelle meno richieste nel settore privato. Secondo Castelli, le ragioni di questo fenomeno dovrebbero essere oggetto di studi sociologici, ma è chiaro che le retribuzioni offerte nel settore pubblico non sono attrattive. Le professioni sanitarie, nonostante richiedano un percorso di studi impegnativo e costosi anni di preparazione, offrono poche prospettive di arricchimento economico e comportano sacrifici significativi, come turni di notte e durante le festività.
Non tutte le professioni sanitarie, tuttavia, soffrono allo stesso modo. A livello nazionale, alcune carriere mantengono ancora un forte appeal, con un alto rapporto tra domande e posti disponibili: per esempio, fisioterapia (6,7), osteopatia (4,8), ostetricia e logopedia (4,2) continuano ad attrarre numerosi giovani. Al contrario, altre professioni, come l’infermieristica, faticano ad attirare nuovi studenti, con un rapporto di quasi 1 a 1 tra domande e posti disponibili. Ancora più preoccupante è la situazione di educatori professionali e assistenti sanitari, per cui la domanda è persino inferiore ai posti offerti.
Il rettore Castelli ha sottolineato come l’emergenza pandemica abbia messo in luce l’importanza delle professioni sanitarie, ma, paradossalmente, abbia anche contribuito a ridurre il loro appeal. Lo scorso anno è stata aperta una nuova sede per il corso di infermieristica a Bergamo, un tentativo per attrarre più studenti, ma i risultati non sono stati quelli sperati. Secondo Castelli, per contrastare questa tendenza, è necessario ripensare le modalità di attrazione verso il settore, sia a livello di carriera che di condizioni retributive. Il sistema formativo, infatti, non può far molto da solo, e collaborare con il mondo sanitario diventa essenziale per trovare soluzioni concrete e sostenibili.
Il dibattito sul futuro delle professioni sanitarie è più che mai aperto. La crisi d’interesse solleva interrogativi sul modo in cui il sistema formativo e il mondo della sanità possano cooperare per rendere queste carriere più allettanti. Tuttavia, l’Università degli Studi di Brescia non si ferma. I prossimi test d’ammissione sono già programmati: il 23 settembre per il corso di laurea magistrale in Scienza della salute per il movimento e il benessere, e il 27 settembre per Scienze infermieristiche e ostetriche. Nonostante le difficoltà, l’ateneo continua a lavorare per formare i professionisti del futuro, sperando di poter invertire questa tendenza negativa.