Il processo legato alla strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974, che causò la morte di otto persone e il ferimento di oltre cento, è tornato al centro dell’attenzione con l’udienza odierna presso il Tribunale dei minori di Brescia. Marco Toffaloni , cittadino svizzero, è accusato di concorso in strage . Tuttavia, la Svizzera ha rifiutato la sua estradizione , ritenendo il reato ormai prescritto secondo il proprio ordinamento.
Udienza a porte chiuse: la testimonianza di Nando Ferrari
Durante l’udienza, che si è svolta a porte chiuse , ha testimoniato Nando Ferrari , ex dirigente del Fronte della Gioventù, che all’epoca fu coinvolto nelle indagini iniziali sull’attentato ma venne poi assolto. Ferrari è noto per essere stato condannato per omicidio colposo in un altro caso legato alla morte di Silvio Ferrari , giovane attivista che perse la vita una settimana prima della strage a causa dell’esplosione di un ordigno che stava trasportando su una Vespa.
All’uscita dal tribunale, Ferrari ha espresso scetticismo riguardo al processo in corso , definendolo una sorta di “riesumazione giudiziaria” : “C’è qualcuno che sta andando a pescare tutti i vecchi testimoni che, se erano considerati inaffidabili 50 anni fa, non possono esserlo meno oggi”, ha dichiarato.
Le dichiarazioni di Ferrari sul ruolo di Toffaloni
Nella sua testimonianza, Ferrari ha sollevato dubbi sull’accusa contro Toffaloni, affermando di non averlo mai conosciuto: “Non l’ho mai visto in vita mia”. Ha poi commentato la teoria accusatoria secondo cui Toffaloni sarebbe stato presente in piazza della Loggia al momento dell’attentato. “Mi sembra strano che qualcuno che piazza una bomba rimanga sul posto in mezzo alla folla che rischia di essere vittima dell’esplosione. Chi compie un’azione simile di solito fugge subito dopo aver posizionato l’ordigno”, ha sottolineato Ferrari, mettendo in dubbio sulla plausibilità della ricostruzione.
Un caso ancora aperto dopo cinquant’anni
La strage di Piazza della Loggia è uno dei capitoli più oscuri della storia italiana degli anni di piombo. L’attentato, attribuito a gruppi neofascisti, ha visto negli anni numerosi processi, archiviazioni e riaperture, senza però giungere a una piena chiarezza sulle responsabilità. L’attuale procedimento contro Toffaloni rappresenta un ulteriore tentativo di far luce su quella tragica giornata , ma resta fortemente contestato da chi ritiene che, a distanza di mezzo secolo, sia difficile ottenere testimonianze affidabili.
Il caso si colloca in un contesto di incessante ricerca di giustizia per le vittime ei loro familiari, che da decenni attendono di conoscere la verità su una delle stragi più emblematiche del terrorismo nero in Italia.