Depuratore del Garda: verso lo stop al progetto dei reflui nel Chiese

Problemi tecnici e costi elevati bloccano l'iniziativa, mentre la direttiva UE impone nuovi standard.

Il progetto di scaricare i reflui fognari del Garda nel fiume Chiese tramite gli impianti di Gavardo e Montichiari sembra destinato a un blocco definitivo. Questa soluzione, originariamente pensata per la sostenibilità economica e ambientale, si sta rivelando problematica, sia per gli alti costi che per l’inadeguatezza rispetto alle normative europee.

Dichiarazioni critiche: “Un progetto su un binario morto”

Secondo Paola Pollini, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, l’intero lavoro svolto finora appare inefficace: “L’intervento non è servito a nulla, il progetto è fermo e necessita di una revisione profonda”. La dichiarazione arriva dopo un incontro con il prefetto e commissario straordinario Andrea Polichetti, che ha espresso una posizione critica sul progetto attuale.

Il costo complessivo dell’opera è già lievitato a 240 milioni di euro, con 3,2 milioni spesi solo per il disciplinare di incarico destinato alla progettazione e alla Valutazione di Impatto Ambientale, i cui elaborati dovevano essere consegnati entro il 21 dicembre. Con la nuova direzione intrapresa, questi fondi potrebbero andare sprecati.

Nuove normative europee e vincoli ambientali

Un altro ostacolo rilevante è rappresentato dalla nuova direttiva UE sugli scarichi civili, che impone requisiti più stringenti per gli impianti di depurazione, tra cui:

  • Autosufficienza energetica;
  • Tecnologie per il recupero di fosforo, azoto e microinquinanti;
  • Riutilizzo delle acque depurate per l’agricoltura.

Queste norme renderebbero il progetto attuale incompatibile con gli standard europei, sollevando ulteriori dubbi sulla sua fattibilità.

La proposta alternativa e il dibattito sui costi

La soluzione iniziale prevedeva due depuratori, considerati più sostenibili dallo studio preliminare dell’Università di Brescia. Tuttavia, il progetto si è rivelato meno vantaggioso del previsto, sia economicamente che ambientalmente. Per la consigliera Pollini, sarebbe stato più opportuno ripensare il progetto già 18 mesi fa, eliminando la figura del commissario straordinario e restituendo la gestione alla Provincia.

Prospettive future

Con il blocco del progetto attuale, il territorio dovrà affrontare una nuova fase di valutazione, affidando probabilmente il lavoro a enti diversi per garantire un approccio più in linea con le esigenze ambientali e normative. La revisione si concentrerà su soluzioni più sostenibili, anche alla luce della crescente sensibilità ambientale e degli obblighi imposti dalla normativa europea.

 

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