Oltre un terzo degli istituti penitenziari italiani è stato costruito prima del 1950, una situazione che desta preoccupazione crescente sullo stato delle carceri italiane. A denunciarlo è Irma Conti, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, che ha rilasciato una dichiarazione dopo aver visitato circa 80 strutture detentive.
“Ho riscontrato le criticità segnalate dalla Corte dei Conti”, afferma Conti, citando in particolare le condizioni fatiscenti di molti edifici carcerari. La situazione è emersa con forza dopo la lettera inviata da un detenuto del carcere di Canton Mombello, a Brescia, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha portato all’attivazione di una cooperazione strategica con le istituzioni competenti.
L’iniziativa coinvolge la capo del DAP facente funzioni Lina Di Domenico, il responsabile della Direzione Gestione Beni e Servizi Antonio Bianco, e il Ministero della Giustizia. Conti ha evidenziato che interventi concreti sono già in corso: a Brescia alcune problematiche sono state risolte, mentre a Sollicciano si stanno avviando programmazioni specifiche nel giro di un anno.
L’azione congiunta ha permesso un primo passo verso il risanamento di una situazione definita “urgente”, soprattutto per garantire diritti e condizioni dignitose ai detenuti. La questione delle infrastrutture penitenziarie è stata da tempo segnalata come una criticità strutturale, anche da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha più volte richiamato l’Italia sul sovraffollamento e sul degrado delle carceri.