Evaristo Beccalossi, leggenda del calcio italiano, si è risvegliato dal coma dopo 47 giorni. La notizia, rimasta riservata per settimane su richiesta della famiglia, è emersa a pochi giorni dal sessantanovesimo compleanno del fantasista, amatissimo dai tifosi di Inter e Brescia. Colpito da un’emorragia cerebrale lo scorso 9 gennaio, è ora cosciente e sta affrontando la difficile ma promettente fase di riabilitazione.
Il malore e i giorni più duri
Il dramma ha avuto inizio il 9 gennaio, quando un amico ha trovato Beccalossi in stato confusionale. Subito è stata allertata la figlia Nagaja, che lavora all’ufficio stampa dell’Inter, e l’ex calciatore è stato trasferito d’urgenza alla Fondazione Poliambulanza di Brescia.
Nei giorni successivi le condizioni sono precipitate, fino al coma. I medici avevano lasciato poche speranze, ma la famiglia – in particolare la figlia Nagaja, la moglie Danila e un ristretto gruppo di amici – ha lottato con discrezione e determinazione per proteggerlo e sostenerlo.
Il risveglio e la visita degli amici
Con il tempo, le condizioni cliniche hanno lentamente iniziato a migliorare. E con il miglioramento è arrivata la possibilità per gli amici più cari di fargli visita, tra cui Spillo Altobelli, compagno di squadra e amico fraterno. Anche Gianni Infantino, presidente della FIFA e tifoso interista dichiarato, ha inviato un messaggio vocale con parole di incoraggiamento. Beccalossi è tra le “Legend” riconosciute dalla FIFA, una delle tante dimostrazioni del rispetto e dell’affetto che il mondo del calcio gli riserva.
Intanto, la storica chat WhatsApp del gruppo Inter di quegli anni – della quale fanno parte numerosi ex compagni – è rimasta attivissima: ogni giorno aggiornamenti, messaggi di affetto e speranza. Un legame che non si è mai spezzato, nemmeno lontano dai riflettori.
Un nuovo cammino
Oggi Beccalossi non è più intubato e ha ripreso conoscenza, ma la strada verso il pieno recupero sarà lunga. Tuttavia, il peggio sembra alle spalle. La tenacia, quella che lo ha reso celebre sul campo per il suo talento e la sua capacità di dribblare ogni ostacolo, lo sta accompagnando anche in questa battaglia personale, probabilmente la più difficile di tutte.
Per i tifosi dell’Inter e del Brescia, per chi ha amato quel numero 10 capace di incantare San Siro con un tocco, è un segnale di speranza e forza. Un ritorno alla vita che sa di vittoria.