Foodmo: l’ansia di perdere l’ultimo trend culinario che ci condiziona (più di quanto pensiamo)

Tra social, viralità e comportamenti alimentari, la paura di essere tagliati fuori dai food trend ha un nome: Foodmo. Ecco perché la proviamo e quali sono le sue implicazioni

Nel mondo iperconnesso dei social media, anche il cibo è diventato un simbolo di appartenenza, status e aggiornamento continuo. Da questa evoluzione nasce la Foodmo, termine derivato dall’unione di food e Fomo (Fear Of Missing Out), che descrive l’ansia di perdere l’ultima moda gastronomica del momento.

Che cos’è la Foodmo

Nata come declinazione del più noto fenomeno psicologico della Fomo, la Foodmo rappresenta una specifica forma di ansia sociale applicata all’universo del cibo. Si tratta della paura di non essere aggiornati sulle ultime novità culinarie, di non aver assaggiato quel piatto virale su TikTok o di non aver visitato il locale del momento recensito da tutti. Una dinamica alimentata dai social, che genera frustrazione e senso di esclusione, portando molti utenti a comportamenti quasi compulsivi.

I social come “buffet digitale”

Secondo uno studio del 2023 pubblicato da USA Today e commissionato da Envy Apples, il 77% degli utenti social ha sperimentato la Foodmo e il 57% ha tentato di replicare almeno quattro ricette virali al mese. Numeri che mostrano un impatto reale di questa ansia sul comportamento quotidiano, ben oltre l’apparente leggerezza del fenomeno.

La Foodmo si manifesta soprattutto su Instagram, YouTube e TikTok, dove le immagini patinate di piatti perfetti, locali iconici e ricette trendy diventano stimoli continui per chi guarda. È come trovarsi davanti a un gigantesco buffet, dove ogni piatto sembra imperdibile e ogni scelta esclusa genera rimpianto.

Dalla tavola virtuale a quella reale

L’aspetto più interessante della Foodmo è la sua capacità di influenzare comportamenti offline: si cucina per replicare ciò che si è visto, si scelgono ristoranti perché “instagrammabili”, si pianificano viaggi sulla base delle mete più postate. Anche nelle conversazioni quotidiane emerge questa pressione sociale: “prendilo ora, non si sa se ci sarà ancora” oppure “non puoi non provarlo”.

Questa dinamica si manifesta anche di fronte a menù vasti, sconti temporanei o prodotti in edizione limitata (emblematico il caso dei Nutella Biscuits), così come nei pasti festivi o in occasione di eventi particolari. Anche se non riconosciuta formalmente nella letteratura psicologica italiana, la Foodmo riflette sentimenti di compulsione, frustrazione e delusione, e rappresenta un nuovo campo di osservazione per sociologi e psicologi.

Le conseguenze: leggere, ma non sempre innocue

La Foodmo può sembrare un fenomeno leggero, ma non è priva di effetti collaterali. Soprattutto per le persone più sensibili alla pressione sociale, può generare stress, senso di inadeguatezza e comportamenti disfunzionali legati al cibo. Il continuo bisogno di essere aggiornati su cosa mangiare e dove, può tradursi in una vera e propria corsa al trend, dove il piacere del cibo viene sostituito dalla performance.

Scrollare tra foto e video non è sempre innocuo, e diventa importante sviluppare una consapevolezza critica del proprio rapporto con il cibo e con i social media, tornando a vivere la tavola come spazio di condivisione autentica e non solo come contenuto da pubblicare.

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