Nel Bresciano, un cittadino su cinque ha avuto contatti diretti con dinamiche legate alla mafia, ma pochi trovano il coraggio di parlarne. È questo il dato più allarmante emerso dal nuovo report del Network Antimafia, che ha mappato la percezione e l’estensione del fenomeno mafioso in provincia. Nonostante gli interventi delle forze dell’ordine, la criminalità organizzata continua a prosperare nell’ombra, mimetizzandosi dietro imprese legali e affari all’apparenza normali.
Fra le operazioni più recenti, spicca il sequestro del Reverso Tower, celebre locale della vita notturna cittadina, finito sotto inchiesta nel febbraio 2025 perché acquistato con capitali derivanti da una maxi frode fiscale da 365 milioni di euro. Risale invece a dicembre 2024 un altro duro colpo alla mafia: smantellata una rete della ’Ndrangheta, attiva in estorsioni e usura, con 25 arresti e beni confiscati per oltre 1,8 milioni di euro.
Secondo il report della DIA, le mafie al Nord non cercano visibilità, ma penetrazione economica. Il controllo del territorio non passa più dalle armi, ma dalle carte: contratti, appalti, investimenti e partecipazioni societarie. La criminalità si mimetizza, adattandosi alle dinamiche del mercato, operando a basso profilo attraverso società di copertura e prestanome.
Eppure, nonostante la frequenza degli interventi giudiziari, la percezione del rischio resta bassa. Molti cittadini, anche quelli coinvolti direttamente, tendono a non denunciare: prevalgono la paura, l’indifferenza o la sfiducia nelle istituzioni. Un atteggiamento che, di fatto, alimenta il potere della mafia, permettendole di radicarsi ancora più a fondo.
Il tessuto economico locale è il principale bersaglio delle mafie moderne, che investono in edilizia, logistica, ristorazione e gioco d’azzardo, utilizzando tecniche sofisticate e difficili da individuare. La violenza resta un’eccezione, utilizzata solo in casi estremi: oggi il potere mafioso si esercita soprattutto attraverso i capitali.
Il silenzio, però, è il vero alleato delle mafie. Anche di fronte a esperienze dirette, la tendenza è quella di minimizzare o di non parlarne. Questo atteggiamento, secondo il Network Antimafia, rischia di normalizzare una presenza che è ormai strutturale, e che richiede una risposta chiara da parte della società civile e delle istituzioni locali.