Il giudice Spanò trasferito al civile, il Tribunale: “Nessuna conseguenza sul processo per la Strage”

Il CSM chiarisce: si tratta di un trasferimento interno su richiesta del magistrato. Il processo per piazza della Loggia proseguirà regolarmente


Il trasferimento del giudice Roberto Spanò al settore civile del Tribunale di Brescia non avrà ripercussioni sul processo per la strage di piazza della Loggia. A comunicarlo sono stati sia il Consiglio Superiore della Magistratura sia il Tribunale di Brescia, che hanno rassicurato sull’andamento del procedimento in corso presso la Corte d’Assise.

Il trasferimento di Spanò, fino ad oggi presidente della Corte d’Assise, è stato definito come un mutamento di funzione interno allo stesso ufficio e avvenuto su formale richiesta dello stesso magistrato. Lo ha chiarito il vicepresidente del CSM, Fabio Pinelli, specificando che la normativa vigente consente al dirigente dell’ufficio giudiziario di mantenere il magistrato su procedimenti specifici, se ritenuto necessario.

“Il presidente del Tribunale di Brescia saprà certamente valutare in piena autonomia se sussistano procedimenti che debbano essere portati a termine dal dottor Spanò”, si legge nella nota ufficiale del CSM, che ha così inteso sgombrare il campo da equivoci e rassicurare l’opinione pubblica, soprattutto in relazione a un processo di grande rilevanza storica e giudiziaria.

Il tema è stato affrontato anche a livello locale, con una nota del magistrato Cesare Bonamartini, responsabile della comunicazione istituzionale del tribunale, che ha ribadito: “Il processo relativo alla Strage di piazza della Loggia non risentirà alcun danno dal trasferimento interno del giudice Spanò al settore civile”.

La presidenza del Tribunale ha sottolineato di essere pienamente consapevole dell’importanza e della delicatezza del giudizio in corso, legato a uno degli episodi più tragici della storia recente di Brescia. La bomba esplosa in piazza della Loggia il 28 maggio 1974, durante una manifestazione antifascista, provocò otto morti e oltre cento feriti. A cinquant’anni di distanza, il processo resta un simbolo di giustizia e memoria per l’intera comunità.

Le dichiarazioni istituzionali hanno voluto rassicurare non solo in merito alla continuità del procedimento, ma anche alla celerità con cui il giudizio sarà portato avanti, affinché venga rispettata l’esigenza di verità e giustizia delle vittime e dei loro familiari.

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