La presenza del pesce siluro nel Lago d’Iseo è diventata un’emergenza ambientale. Originario dell’Europa orientale, questo predatore “alieno” ha trovato nei fondali bassi e sabbiosi del bacino bresciano-lombardo un habitat ideale. In particolare, si è insediato nelle aree delle Torbiere, tra Clusane e Paratico, e alla foce del fiume Oglio, a nord del lago. La sua diffusione ha compromesso l’equilibrio dell’ecosistema lacustre, portando alla scomparsa di numerose specie ittiche autoctone, come il luccio, e mettendo a rischio la sopravvivenza di pesci più piccoli come alborella, triotto e agone.
Il bilancio tracciato dal direttivo della Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino, ente capofila del progetto di contenimento finanziato dalla Regione Lombardia dal 2020, è chiaro: negli ultimi cinque anni sono stati rimossi 5.500 esemplari di siluro, per un peso complessivo di 46 tonnellate. «Si tratta di animali di dimensioni imponenti – spiega Nicola Della Torre, direttore della Riserva – alcuni superano i due metri di lunghezza e arrivano a pesare oltre 80 chilogrammi». L’assenza di predatori naturali rende il loro contenimento particolarmente complesso, motivo per cui il programma regionale ha adottato approcci mirati e tecniche specifiche.
Le attività di rimozione sono state condotte con metodi diversificati: nella zona della Lama e della Lametta, i sommozzatori hanno utilizzato l’elettrostorditore per catturare 1.710 esemplari, per un totale di 11.500 kg. Nel bacino del lago, i pescatori professionisti hanno contribuito con la cattura di circa 3.700 siluri, che pesavano complessivamente oltre 33 tonnellate. A queste si aggiungono le 86 catture effettuate direttamente dai sub, pari a quasi 2 tonnellate.