Montichiari punta al futuro: 100 milioni per diventare hub merci del Nord Italia

Con un investimento da 100 milioni, il D’Annunzio si prepara a trasformarsi in un polo strategico per il traffico cargo, con ricadute occupazionali e logistiche su scala nazionale ed europea

Aeroporto di Montichiari

Un piano ambizioso, un orizzonte temporale che guarda al 2032 e un investimento complessivo di 100 milioni di euro: l’aeroporto di Montichiari si appresta a diventare il nuovo snodo strategico del traffico merci del Nord Italia, con effetti diretti sulla logistica bresciana e sul sistema produttivo nazionale.

A guidare il progetto è il gruppo Save, già gestore degli scali veneti e, attraverso la società Catullo, del D’Annunzio. Monica Scarpa, amministratore delegato del gruppo, ha tracciato i contorni della trasformazione, parlando di “un’infrastruttura europea competitiva e sostenibile”.

Via libera al masterplan: il progetto prende forma

Il via libera ufficiale al masterplan è arrivato solo nel maggio 2025, dopo otto anni dal primo deposito del piano. Un iter autorizzativo lungo e complesso, che ha costretto a rivedere le tempistiche iniziali (2018-2030) e a spostare la conclusione del piano al 2032.

Nonostante i ritardi, oltre 20 milioni sono già stati investiti, tra cui il rifacimento della pista e interventi di adeguamento dell’area di sicurezza a fine pista, secondo le normative internazionali.

Magazzini, piazzali e logistica automatizzata

Il cuore del progetto prevede la realizzazione di 50mila metri quadrati di magazzini. Il primo edificio da 4.500 mq sarà pronto all’inizio del 2026, mentre un secondo da 10mila mq verrà completato nei primi mesi del 2027.

Sono in programma anche:

  • Ampliamenti delle aree manutentive

  • Nuove opere di urbanizzazione

  • Raccordi, stand e piazzali per la movimentazione a terra

  • Tecnologie per la gestione automatizzata e sostenibile delle merci

L’obiettivo: intercettare il traffico merci che oggi viaggia su gomma verso l’Europa centrale, offrendo un’alternativa nazionale più efficiente, meno costosa e con un impatto ambientale ridotto.

Effetto occupazione: gli addetti raddoppieranno

I benefici attesi non si limitano alle infrastrutture. L’occupazione diretta nello scalo passerà da 200 a oltre 400 persone, con un impatto ancora più rilevante sull’indotto.

L’espansione del traffico cargo porterà con sé nuove attività logistiche, trasporti su gomma, magazzini, servizi tecnici e manutentivi, con sviluppi già in corso nelle aree limitrofe all’aeroporto.

Un’opportunità significativa per Brescia e la sua area industriale, tra le più dinamiche d’Italia, che potrà contare su un’infrastruttura moderna e competitiva per rafforzare la propria vocazione internazionale.

Partecipazione del territorio e governance condivisa

Scarpa sottolinea la volontà di dialogo con il territorio: “Siamo sempre stati aperti alla partecipazione bresciana nella governance del D’Annunzio”. In passato due rappresentanti locali sedevano nel CdA e si attende ora la designazione dei nuovi nominativi.

Negli ultimi mesi si sono intensificati anche i rapporti con Regione, Provincia, Camera di Commercio e associazioni di categoria, inclusi gli agricoltori. Il confronto riguarda le priorità d’investimento e l’uso delle aree cargo.

Una visione europea, tra sostenibilità e innovazione

Il futuro del D’Annunzio guarda oltre i confini regionali. La sfida è diventare un hub europeo del cargo, capace di competere con i grandi scali del continente. A rendere possibile questa visione sarà anche l’adozione di tecnologie basate su intelligenza artificiale e automazione, oltre all’attenzione crescente verso la sostenibilità ambientale.

Scarpa evidenzia inoltre la competitività dello scalo: “Montichiari è già oggi conveniente, con costi operativi inferiori del 35% rispetto ad altri aeroporti”.

Collaborazioni con altri scali? Il dialogo è aperto

Rispondendo alle ipotesi di alleanze con altri aeroporti lombardi, Scarpa ribadisce: “Gli aeroporti di uno stesso territorio devono collaborare. E noi siamo pronti a farlo”.

Un messaggio chiaro che apre la porta a sinergie intermodali, nell’ottica di potenziare l’intero sistema logistico italiano, ridurre il traffico su strada e rafforzare la competitività nazionale nel settore cargo.

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