Il giudice Roberto Spanò potrà continuare a presiedere i processi in corso presso il tribunale, incluso quello sulla fase esecutiva della strage di piazza della Loggia. Lo ha deciso il presidente del Tribunale Stefano Scati, che ha rigettato la richiesta di astensione presentata dal magistrato stesso.
Scati ha impiegato 48 ore per analizzare la richiesta, esaminare il provvedimento del Consiglio superiore della magistratura (Csm) che l’aveva originata e archiviare definitivamente la questione dell’eventuale incompatibilità legata al fatto che la moglie di Spanò è magistrato presso la Procura dello stesso tribunale.
Il Csm: “Spanò deve concludere i procedimenti”
Nessuno dei consiglieri del Csm ha mai messo in dubbio la legittimità o la terzietà del giudice Spanò, sottolinea la decisione. Anzi, lo stesso plenum del Consiglio ha confermato che il magistrato debba proseguire nella definizione dei procedimenti a lui assegnati, ponendo fine alle ipotesi di sospensione o sostituzione.
La strage di piazza della Loggia e altri processi in calendario
Alla luce della decisione, il processo relativo alla fase esecutiva della strage di piazza della Loggia, che vede coinvolto anche il neofascista veronese Roberto Zorzi, riprenderà regolarmente il prossimo 20 ottobre. Si tratta di uno dei procedimenti più delicati ancora aperti sul fronte del terrorismo nero in Italia.
Ma non sarà l’unico processo a tornare in aula: con la conferma di Spanò, riprenderanno anche altri procedimenti di particolare rilevanza, tra cui i processi per i femminicidi di Sana Cheema, Nerina Fontana e Santina Delai, affidati alla corte d’assise da lui presieduta.
Nessuna criticità in 17 anni di attività
La decisione di Scati ribadisce anche un concetto già espresso nel dibattito pubblico e istituzionale: nei 17 anni di attività del giudice Spanò presso il tribunale non sono mai emerse criticità o episodi che potessero metterne in dubbio l’equilibrio, la neutralità o la condotta professionale.
Con questa scelta, il Tribunale conferma la continuità dell’attività giudiziaria e la tutela dei tempi dei procedimenti in corso, respingendo al contempo ogni possibile strumentalizzazione di vicende personali che, secondo il plenum del Csm, non incidono sulla funzione giudicante del magistrato.